Sono passati due mesi da quel 25 aprile. Due mesi dal terribile momento il cui ricordo sarà per sempre legato al paese che, per un anno, è stato casa.

Se ripenso all’attimo in cui realizzai cosa stava per accadere sento ancora, nitidamente, il terrore che provai. Le sensazioni sono vive, forse lo saranno per sempre, e lucido è il ricordo di quello che successe dopo, dei giorni frenetici che si susseguivano tra le scosse continue, la necessità e la voglia di far qualcosa, le telefonate a casa fino alla decisione di tornare e quell’impressione di essere partita troppo velocemente, quella sensazione di uno strappo, più che di un consapevole addio.

Ricordo anche il ritorno alla normalità in Nepal, anche se ormai tutto era cambiato, e la consapevolezza che per me era finita, ma per migliaia di persone era stato solo l’inizio. Che sta continuando. Per me dopo la paura non c’è stato niente se non dolore per tutti quelli che stavamo lasciando indietro, e stress emotivo per ciò che avevamo vissuto. Per tanti, troppi nepalesi la vita ora è un susseguirsi di giorni dedicati ad affrontare le difficoltà.

Ho lasciato il Nepal con il ricordo della parte antica di Kahtmandu, quella romantica dell’architettura newari e dei muri rossi interrotti da piccoli terrazzi cosi finemente scolpiti da sembrar ricamati. Quella di cui non avevo mai veramente notato la bellezza, se non a qualche giorno dal rientro, durante una lunga passeggiata per il centro antico della capitale.

Oggi il paese si sta rimettendo in piedi, anche a seguito della seconda scossa che l’ha colpito il 12 maggio. I nepalesi non si lasciano abbattere facilmente e stanno lavorando per rialzarsi e rialzare dalle macerie il loro paese. Durante quei terribili giorni ho visto tante persone attivarsi, aiutarsi, cercare di raggiungere le aree più remote intorno alle zone più colpite dal sisma. Sono in contatto con amici e colleghi nepalesi che continuano a darsi da fare, instancabilmente. Anche lo staff locale di Helpcode sta affrontando la sfida con decisione e, dopo aver portato riparo a migliaia di persone con la distribuzione di tende, ora è alle prese con la costruzione di aule temporanee che accolgano il maggior numero di bambini tra tutti quelli che non hanno più una scuola in cui tornare.

Il nostro aiuto serve ancora, più che mai ora che il tempo ha lasciato cadere il sipario sul Nepal.

E allora faccio un appello, a me e a voi, e vi chiedo, con il cuore: non dimenticate.

Ora che il Nepal non occupa più le prime pagine dei giornali, non dimenticate. Ora che nessuno ne parla, ma governo e associazioni stanno lavorando duro per aiutare le persone colpite dal terremoto e per far ritornare il Nepal a splendere, pronto per accogliere nuovamente i turisti, non dimenticate. Continuate a donare, anche se c’è la crisi, anche se sarà periodo di tasse o di iscrizione a scuola dei vostri figli. Basta davvero poco.

Parlatene,  parlate del Nepal, informatevi.

Tornate a visitarlo: sarà un modo concreto per aiutare la sua popolazione a rimettersi in piedi, dopo l’assistenza ricevuta. A tornare a una vita normale, in cui il turismo ha un ruolo davvero fondamentale. Vi prego, non dimenticate.

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