Sansyurkarka, 20/05/2015 – Da due giorni ce ne andiamo su e giù con la nostra camionetta per 9 villaggi di Kavre, distretto storico del nostro intervento con il sostegno a distanza (solo l’anno scorso avevamo chiuso il programma visti gli ottimi risultati raggiunti) e tra i più colpiti dal terremoto del 25 aprile: dobbiamo consegnare 1333 tendoni speciali (Tarpaulin o Silpaulin, a seconda della tecnologia che utilizzano) che assicurano un’ottima resistenza contro il sole più torrido. Ma soprattutto contro le piogge più torrenziali. I monsoni, in arrivo fra qualche settimana, in questo momento fanno più paura di nuovi crolli dovuti alle scosse di assestamento.

 

 

Ci fermiamo nella “piazza principale”, normalmente sotto un grande albero. Si scaricano 30, 40 colli di tendoni per volta. La gente si mette in fila… più o meno in fila. I membri del VDC di Sansyurkarka e i leader di villaggio chiamano le persone sulla base di una lista delle famiglie che hanno perso la casa, fra di loro viene data la priorità a quelle più povere. Bambine e bambini, anziani, ragazze e ragazzi, donne e uomini al sentire il loro nome avanzano nel capannello (“la fila, la fila” ripetiamo come un disco), firmano o più spesso mettono l’impronta digitale e ricevono l’agognata copertura. Dopo un paio d’ore tutt’intorno è un fiorire d’arancione (il colore classico del Tarpaulin). Oltre al classico effetto tenda canadese, su un palo orizzontale di bambù, si vedono teli montati creativamente per funzionare da tetto negli edifici ancora solidi (pochi), in alcuni casi servono da cucina da campo per due o tre famiglie, per proteggere il raccolto di mais e addirittura per coprire i bufali e le capre, la ricchezza più inestimabile da queste parti.

 

 

Alla fine tutti i 1.333 tendoni sono stati distribuiti con un rispetto impeccabile delle procedure governative e di quelle, non meno precise, di uno dei nostri principali donatori (AGIRE!, l’Agenzia Italiana Risposta alle Emergenze). Secondo il nostro inossidabile collega dello staff locale, Mr. Bharat, siamo gli unici in Nepal ad averlo fatto. Ma non è solo una pignoleria: volevamo essere certi che i tendoni arrivassero effettivamente a destinazione e raggiungessero le famiglie che ne avevano più bisogno (un totale di circa 10.000 persone).

Sulla via del ritorno portiamo al collo la sciarpetta di seta che reca serigrafate preghiere buddiste, di cui il locale Comitato di Sviluppo di Villaggio ha fatto omaggio a tutti i partecipanti, autisti e facchini compresi. Ancora gonfi di tenerezza per le migliaia di persone che ci hanno dimostrato la loro riconoscenza (riconoscenza che va condivisa innanzitutto con tutti i sostenitori che ci hanno aiutato con le loro donazioni!), pensiamo a quello che ora ci aspetta: da questo momento dedicheremo tutte le nostre energie alla costruzione delle aule temporanee in tutti i casi in cui le scuole sono andate distrutte o sono ormai inagibili, a partire dai distretti in cui abbiamo i nostri programmi di adozione a distanza. Vogliamo riportare a scuola il maggior numero possibile di bambine e bambini: l’aiuto dei nostri sostenitori è fondamentale!

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