A causa della pandemia, stiamo vivendo un’emergenza sanitaria, economica e sociale che ha reso incerto il futuro di tutti. Le enormi difficoltà e le limitazioni durano ormai da troppi mesi ed è difficile immaginare quando tutto questo potrà finire.
Oggi, a più di 6 mesi dalla dichiarazione della pandemia da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ancora 850 milioni di studentesse e studenti sono a casa, circa il 50% del totale della popolazione scolastica mondiale, secondo dati Unicef.

 

Almeno in Italia, abbiamo potuto festeggiare il ritorno a scuola delle bambine e dei bambini, pur tra mille ostacoli. Negli scorsi mesi la tecnologia è potuta venire in soccorso delle famiglie ma, seppure fondamentale, può essere solo un sostituto limitato dell’esperienza in classe, fatta anche di momenti imprescindibili di socialità.
In Mozambico e Repubblica Democratica del Congo addirittura le scuole sono ancora chiuse perché i governi nazionali continuano a rimandarne l’apertura per paura dell’impatto che un aumento dei casi possa avere su un sistema sanitario inadeguato. Nella parte meno fortunata del pianeta la didattica a distanza è molto difficile da realizzare, quando non impossibile. Non andare a scuola in questi Paesi, così come in Cambogia e Nepal, ha conseguenze molto gravi.

 

In Mozambico, per molte bambine e molti bambini l’unico pasto garantito della giornata è quello della mensa scolastica. Già prima della pandemia fasi di siccità alternata a periodi di allagamento hanno distrutto i raccolti dei campi e affamato intere famiglie. Oggi, la prolungata chiusura delle scuole ha aggravato ulteriormente la situazione.

 

La consegna di libri scolastici a una studentessa di Kathmandu, Nepal. Luglio 2020

 

Nei Paesi fragili, come il Mozambico, le famiglie sono spinte ad allontanare anzitempo le figlie e i figli, anche poco più che adolescenti, per avere una bocca in meno da sfamare. Il nostro staff a Vilankulo, ha visto diversi casi di coppie giovanissime vivere come fossero sposate per darsi un aiuto reciproco. Tutti loro, difficilmente faranno ritorno a scuola.

 

Per far sì che un’intera generazione non si perda, bisogna innanzitutto partire dalle loro famiglie di appartenenza e fornire loro un sostegno economico e alimentare. In parallelo, è necessario un lavoro di sensibilizzazione sulla prevenzione di questi fenomeni.
Bisogna, poi, pensare alla sicurezza degli edifici scolastici. Molte scuole sono sprovviste di acqua corrente e servizi igienici adeguati: senza acqua e sapone la prevenzione è impossibile. Solo dotando ogni istituto di stazioni per il lavaggio delle mani possiamo renderli posti sicuri da frequentare.

 

Un bambino mozambicano utilizza una stazione per il lavaggio delle mani. Febbraio 2020

 

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