“I medici e il personale sanitario libico devono affrontare tutti i giorni grandi sfide. Nonostante ciò, dobbiamo resistere per creare una società migliore e con più opportunità.” Queste ci ha spiegato il dottor Ibrahim Shukri , un giovane ortopedico libico impegnato con Helpcode per potenziare i servizi sanitari di base in due aree della Libia (Zawya e Ghat).

 

Il sistema sanitario libico è devastato da oltre un decennio di guerra e instabilità. I problemi negli ospedali e nei centri di salute non si contano: frequenti interruzioni di corrente, carenza di forniture mediche, mancanza di personale sanitario, solo per citarne alcuni. L’emergenza mondiale causata dal COVID-19 in Libia ha significato un ulteriore indebolimento della Sanità, lasciandola in uno stato di inadeguatezza quasi totale. Così, ogni giorno i medici libici si trovano ad affrontare la morte potendo fare affidamento solo su servizi in disfacimento.

 

Nel Paese ci sono però tanti giovani che hanno fiducia in un futuro migliore. Sono giovani come il dottor Ibrahim, che fanno enormi sforzi per mantenere viva la speranza in mezzo alle rovine. Su di loro ha deciso di puntare Helpcode per attuare il progetto Baladiyati – Ripresa, stabilità e sviluppo socioeconomico in Libia finanziato dall’Unione Europea attraverso il Fondo fiduciario dell’UE – Finestra del Nord Africa (EU Trust Fund – North Africa Window), e attuato congiuntamente da AICS, UNDP e UNICEF per migliorare l’accesso ai servizi di base in 24 comuni in tutta la Libia. In questo quadro Helpcode in collaborazione con ODP, sotto la supervisione di AICS, si occupa di 6 strutture sanitarie nelle aree di Zawya e Ghat con l’obiettivo di riparare gli edifici danneggiati, di fornire attrezzature mediche e di formare nuovo personale sanitario.

 

Portare a compimento questi propositi in Libia è una vera sfida. Nel conflitto in corso diversi centri sanitari diventano target delle offensive. L’ospedale in cui lavora Ibrahim Shukri, l’Al Khadra General Hospital di Tripoli, è stato attaccato da alcune milizie qualche mese fa. “Eravamo in sala operatoria e improvvisamente ci siamo trovati a dover evacuare. Per verificare lo stato di salute e il grado di recupero dei pazienti, abbiamo dovuto continuare a contattarli uno per uno”, ricorda il dottor Ibrahim.

 

L'interno di un ospedale libico
Particolare di un centro sanitario di Ghat

 

La pandemia di COVID-19 peggiora la situazione: “Camminiamo o guidiamo per strade deserte a causa del lockdown. Non c’è nessuno ma solo la paura e l’insicurezza a farci da compagne. Continuiamo però a fare del nostro meglio per realizzare questo progetto. Non importa quello che affrontiamo ogni giorno, siamo convinti che migliorerà la qualità dei servizi sanitari di Zawya e Ghat e permetterà di salvare bambini, famiglie e tante persone dalle atrocità delle guerre e delle epidemie.

 

Nel suo camice bianco, il dottor Ibrahim è il simbolo di coloro che hanno scelto di lavorare in prima linea per costruire una nuova Libia. “Ho sempre sognato che nel mio Paese ci potessero essere sviluppo e prosperità. Ma lo sviluppo non può essere realizzato da una sola persona. Sono le società civili che possono davvero avere il potere del cambiamento.” Nessun passo potrà però essere fatto senza la garanzia, per la popolazione libica, di avere accesso a un servizio sanitario di qualità.

 

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