L’epidemia di Coronavirus che ha colpito l’Italia e la successiva proclamazione della pandemia da parte dell’OMS hanno reso molto complicato il lavoro quotidiano per tutti.

Il personale della nostra sede di Genova lavora da remoto da quando è stata estesa la zona rossa a tutte le regioni. Anche per noi il timore è alto e forte il dolore di fronte numero di decessi che cresce tutti i giorni.
Crediamo però sia importante portare avanti le attività che svolgiamo, ora più che mai, e abbiamo attivato anche un progetto per supportare bambini, famiglie e scuole italiane in questo momento difficile.

 

Negli altri Paesi in cui Helpcode opera al momento ci sono scenari meno drammatici che in Italia. Sebbene la diffusione del COVID-19 varia molto da zona a zona, l’attenzione è massima ovunque e tutti gli stati stanno approntando misure più o meno decise per prevenire o contenere il contagio.
Dai Paesi in cui siamo presenti sta arrivando il quadro aggiornato su quello che sta accadendo e abbiamo voluto condividerlo con te.

 

Coronavirus: la situazione in Mozambico al 20 marzo

 

Nessun caso di positività al COVID-19 è stato al momento confermato all’interno dei confini del Mozambico.
Il governo sta comunque rafforzando le misure di prevenzione contro una possibile epidemia del virus. Un periodo di auto quarantena di 14 giorni è previsto per tutti i viaggiatori che provengono da Paesi considerati ad alto rischio di trasmissione. È stata aumentata la sicurezza delle frontiere e tre punti di confine con il Sudafrica, dove sale ogni giorno il numero dei contagiati, sono chiusi.

Da lunedì 23 marzo verranno chiuse tutte le scuole e saranno introdotte una serie di altre misure preventive: la creazione di una commissione tecnico-scientifica guidata dal Ministero della Sanità; la sospensione dei visti di ingresso nel Paese e l’annullamento di quelli già rilasciati; il rafforzamento delle misure di quarantena per i viaggiatori in ingresso; la cancellazione di tutti gli eventi con più di 50 partecipanti; l’obbligatorietà delle misure di prevenzione da parte di tutte le istituzioni; il rafforzamento delle misure di ispezione per garantire la fornitura di merci.

 

Al momento, gli uffici di Helpcode in Mozambico sono regolarmente aperti, ma il personale è formato sulle misure di prevenzione da adottare. Chiunque entri nei nostri uffici (sia che siano dipendenti che visitatori) deve lavarsi prima le mani e ha anche a disposizione una soluzione disinfettante. Viene fatta una sanificazione quotidiana sia degli spazi degli uffici che delle automobili e ogni membro di Helpcode in Mozambico ha ricevuto 20 mascherine.

È, inoltre, già stato tutto predisposto per il lavoro da casa, qualora le istituzioni lo raccomandassero: ogni membro ha un laptop con connessione a internet per poter lavorare da remoto. Tutte le attività che implicano riunioni sono comunque state sospese.

Nelle scuole, sono state fatte attività di promozione dell’igiene e del corretto lavaggio delle mani alle bambine e ai bambini sostenuti. È in fase di preparazione anche del materiale informativo che verrà distribuito. Ricordiamo comunque che a partire dal 23 marzo tutte le scuole del Mozambico saranno chiuse.

 

 

Coronavirus: la situazione in Nepal al 20 marzo

Fino ad ora il Nepal ha registrato solo un caso ufficiale di contagio da COVID-19. Il governo nepalese ha già messo in atto misure rigorose per prevenire un’epidemia che si rivelerebbe molto difficile da gestire vista la mancanza di strutture sanitarie e di procedure adeguate per combattere il virus. Ad esempio, il Nepali National Public Health Laboratory può testare solo 500 tamponi a settimana per la positività al coronavirus perché mancano sia risorse umane che materiali.

 

Per sopperire alle carenze infrastrutturali, il governo nepalese ha in previsione la preparazione di 20 reparti di terapia intensiva in 6 ospedali del Paese e l’istituzione di un reparto di isolamento con 1000 posti letto distribuiti in 7 ospedali di Kathmandu. È poi in costante contatto con l’ufficio dell’OMS in Nepal insieme a cui ha iniziato a formare operatori sanitari in tutti gli ospedali e a sensibilizzare i governi provinciali e locali sui rischi di contagio.

 

Tra le altre decisioni messe in campo per prevenire l’epidemia ci sono: il rinvio degli esami della scuola; la sospensione dei visti all’arrivo per Cina, Corea del Sud, Giappone, Iran, Italia, Francia, Germania e Spagna; il rinvio di tutti gli eventi sportivi nel Paese; la sospensione dei permessi di arrampicata per l’Everest. Inoltre, chiunque, nepalesi inclusi, entri in Nepal dall’estero è soggetto a un periodo di quarantena di 14 giorni.

 

Per il Nepal la pandemia di Coronavirus ha già avuto un impatto fortissimo sulla crescita economica. Il turismo è uno dei principali motori di sviluppo e per quest’anno era stata lanciata la campagna “Visit Nepal Year 2020”, ma date le restrizioni ai viaggi che vigono ormai ovunque si registrano forti cali: -2% di arrivi di turisti solo nel primo mese dell’anno, con un -40% nelle ultime due settimane nonostante le compagnie aeree nazionali abbiano dimezzato i prezzi per attirare clienti. La limitazione dei commerci con Cina e India ha poi gravemente fatto aumentare l’inflazione in Nepal.

 

Lo staff di Helpcode sta bene, così come le loro famiglie, e lavora sia nell’ufficio di Kathmandu che in quello di Chitwan indossando la mascherina e adottando le misure preventive necessarie, come lavarsi spesso le mani con acqua e sapone o con un disinfettante. Evita l’utilizzo di mezzi pubblici e gli assembramenti di persone.

 

Fino al 30 aprile tutte le scuole del Nepal sono ufficialmente chiuse. Stiamo comunque portano avanti attività di sensibilizzazione all’igiene tra le comunità del distretto di Chitwan insieme alle autorità politiche e sanitarie locali, i presidi e gli insegnanti. In questo periodo siamo riusciti a portare corsi sul corretto lavaggio delle mani e di sensibilizzazione alle buone pratiche igieniche di prevenzione a 189 bambini e 38 insegnanti di Chitwan.

 

Coronavirus: la situazione in Cambogia al 20 marzo

Il Ministero della Sanità cambogiano ha confermato 10 nuovi casi di contagio da COVID-19 nel Paese. Il numero dei contagiati ufficiali è quindi salito arrivando a 47 casi totali.

Nelle scuole e tra i bambini sostenuti da Helpcode è stato fatto un ripasso delle buone norme d’igiene e sul corretto modo di lavarsi le mani.

Avevamo parlato più approfonditamente di quello che stiamo facendo in Cambogia per la prevenzione del Coronavirus sul nostro blog, qualche settimana fa. Puoi leggerlo qui.

 

 

Coronavirus: la situazione in Repubblica Democratica del Congo al 20 marzo

A oggi in Repubblica Democratica del Congo si registrano 14 casi ufficiali di contagiati da COVID-19. Il primo caso positivo nel Paese era stato registrato poco più di una settimana fa, il 10 marzo.

Per prevenire che l’epidemia dilaghi, il governo congolese a partire da venerdì 20 marzo ha sospeso tutti i voli provenienti da Paesi considerati ad alto rischio. Tutti i mezzi che trasportano merci (aerei e navi cargo comprese) sono comunque autorizzati a entrare con l’obbligo però che il personale a bordo sia sottoposto a un esame medico.

 

Felix Tshisekedi, Presidente della Repubblica, ha ordinato la chiusura di tutte le scuole e delle università, sia pubbliche che private, e di bar, ristoranti e locali notturni. Per almeno quattro settimane è inoltre proibito qualunque assembramento di persone superiore alle venti unità.

 

Lo staff di Helpcode in Repubblica Democratica del Congo lavora il più possibile da remoto e, quando non può farlo, mantiene le distanze di sicurezza indicate. La maggior parte delle riunioni con le organizzazioni con cui collaboriamo nel Paese, come le Nazioni Unite, sono già state cancellate.

 

A Bukavu, dove operiamo, lo staff di Helpcode si impegna a far rispettare tutte le buone regole per evitare il contagio presso il Foyer Ek’Abana, dove tutto il personale e i visitatori devono utilizzare la stazione di lavaggio delle mani. È stata avviata anche una campagna di sensibilizzazione sui comportamenti per evitare il contagio via radio e tramite la distribuzione di volantini.
A Bukavu e nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo non ci sono comunque al momento casi di COVID-19 confermati. Anche in quest’area tutte le scuole sono però chiuse e abbiamo messo in pausa la raccolta del materiale dagli istituti e dai bambini sostenuti.

 

Coronavirus: la situazione in Tunisia al 20 marzo

In Tunisia sono stati confermati al momento 24 casi di positività al COVID-19, nessun decesso collegabile al virus è stato ancora fortunatamente registrato.
Per prevenire il diffondersi dell’epidemia nel Paese il governo tunisino ha comunque imposto misure forti: lo spazio aereo e lo spazio marittimo sono stati chiusi, così come tutti i ristoranti i bar e un coprifuoco attuato dalle 18 alle 6. Tutte le funzioni nelle moschee (venerdì di preghiera incluso) e le feste sono state sospese.

 

Tutto lo staff di Helpcode in Tunisia lavoro da remoto e ha ridotto tutti i movimenti a quello strettamente necessari. Anche i partner con cui collaboriamo nel Paese inizieranno l’implementazione dello smart working.
Con IDH (International Institute of Human Development), nostro partner tunisino, abbiamo iniziato a discutere della stesura di un piano di emergenza che rindirizzi il nostro lavoro di consapevolezza sull’uso dei social media contro i messaggi dell’estremismo violento verso una sensibilizzazione sul tema del COVID-19.

 

Coronavirus: la situazione in Libia al 20 marzo

 

In Libia al momento non è confermato nessun caso di contagio da COVID-19. Va però segnalato che la capacità diagnostica del Ministero della Salute libico è molto scarsa; il sistema sanitario del Paese è infatti in condizioni drammatiche dopo un decennio di incertezza politica, sociale e di conflitti. Proprio al miglioramento dei servizi sanitari dei distretti di Zawya e Ghat è dedicato un nostro progetto.

 

Nonostante non ci siano contagi ufficiali, il Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli ha dichiarato lo stato di emergenza sul coronavirus e ha chiuso tutti i gli aeroporti e i porti dal 16 marzo. Ha inoltre annunciato l’assegnazione di 500 milioni di dinari libici per la preparazione e la risposta al COVID-19.
Oltre a  queste misure, è stata decretata la chiusura di bar e ristoranti e la sospensione di tutte le celebrazioni e delle funzioni nelle moschee (compreso il venerdì di preghiera).
A Tripoli non è previsto un coprifuoco o il blocco delle attività, ma il Governo di Accordo Nazionale sta prendendo in considerazione l’ipotesi di farlo.

 

Data l’inaccessibilità della Libia per gli operatori internazionali, nessun membro dello staff di Helpcode è al lavoro nel Paese al momento.
L’impatto sulle nostre attività è stato minimo in quanto i nostri progetti sono in una fase di avvio che è condotta a distanza. Così, non c’è stato al momento nessun effetto sul lavoro del nostro partner locale ODP che continua a partecipare attivamente alle riunioni di coordinamento del settore sanitario libico e a monitorare la situazione.
Sempre con ODP stiamo valutano la possibilità di avviare una campagna di sensibilizzazione sul COVID-19 in Libia.

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