Che emozione incontrare per la prima volta qualcuno che conosciamo ma non abbiamo mai visto di persona. Ancor di più se quel qualcuno è una bambina o un bambino, magari quello che sosteniamo a distanza. Dopo aver comunicato solo con qualche lettera e delle fotografie che custodiamo come un bene prezioso, potersi vedere è un’esperienza impagabile. Anche perché a quella piccoletta o quel piccoletto siamo affezionati. Lo sappiamo bene io e mio marito Giuseppe: a fine dicembre siamo andati a trovare Ruben, il bimbo nepalese che sosteniamo a distanza con Helpcode.

 

Già dall’inizio del 2018 abbiamo sentito il desiderio di vedere questo bimbo non solo in fotografia, ma dal vivo. Premetto che io e mio marito siamo due viaggiatori e già solo l’opportunità di andare in Nepal era per noi interessante. Ma poter incontrare Ruben è stata una grande gioia, la cosa che più di tutte aspettavamo in questo viaggio. Con le ragazze di Helpcode, Mina e Serena, ci siamo scritte diverse volte, ci hanno consigliato quale sarebbe stato il periodo migliore per andare a Kathmandu e hanno organizzato per noi l’incontro con lo staff di Helpcode in Nepal.

 

Così, il 22 dicembre abbiamo preso un aereo e siamo partiti, 6500 chilometri dall’Italia al Nepal. Nei primi tre giorni abbiamo soggiornato a Kathmandu e ne abbiamo approfittato per visitare la città; è ancora affascinante nonostante la distruzione provocata dal terremoto del 2015.  Da Kathmandu ci siamo poi trasferiti a Chitwan, dove c’è la scuola del piccolo Ruben e dove era in programma il nostro incontro con lui. In mezzo a tanti amichetti, eccolo apparire. Aveva un sorriso che ha abbagliato, stupito e emozionato me come mio marito. Non sapevo se toccarlo, abbracciarlo oppure dargli un bacio, senza spaventarlo. Qualche imbarazzo iniziale era normale al primo incontro, ma abbiamo presto rotto il ghiaccio grazie all’aiuto degli insegnanti e del preside della scuola che ci hanno festeggiato offrendoci del tè e benedicendoci con il tilaka, il segno rosso sulla fronte tipico della religione induista.

 

Dopo aver fatto visita alla sua scuola, era arrivato il momento di vedere dove vivono Ruben e la sua famiglia. Per arrivarci, abbiamo dovuto percorrere uno stretto sentiero, con la montagna da un lato e lo strapiombo dall’altro. In cima a un cucuzzolo, ecco la casa di Ruben, anche se non si può chiamare proprio casa. Credo che pochi potrebbero immaginare le condizioni in cui è l’abitazione: due piccoli locali costruiti con lamiere e una tenda come porta. In cucina abbiamo visto la bombola del gas per poter cucinare, sicuramente portata a spalle da valle, e una macina per la frantumazione dei pochi cereali a disposizione. Il secondo locale è la camera da letto; il gabinetto invece è sul retro dell’abitazione. Ruben vive qui con suo padre, sua madre, due fratellini, tre galline e una capretta. Hanno dei piccoli appezzamenti di terreno che coltivano.

 

La partenza è stata il momento più duro. Salutare Ruben, un distacco molto difficile. Mi sarei portata via questo piccolo angelo ma non è giusto, deve rimanere con la sua famiglia e nel suo mondo. In compenso noi possiamo aiutarli ancora di più a migliorare le loro condizioni di vita.

 

Lasciata alle spalle Chitwan, il viaggio mio e di Giuseppe è proseguito ancora alcuni giorni, in tempo per partecipare al Festival dell’elefante, con tanto di giro sul maestoso pachiderma, e a un safari nella giungla. Ma questo viaggio bello, interessante, emozionante ci ha lasciato un profondo segno. Il nostro cuore e il nostro pensiero sono rimasti a un piccolo angelo di nome Ruben.

 

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