È una tranquilla giornata di Agosto a Bukavu in Repubblica Democratica del Congo. Sono da poco passate le ore 18.00 e la nostra attenzione è attirata da un pianto disperato che proviene dalla porta d’ingresso del Foyer Ek’abana. Natalina, la responsabile del centro, corre alla porta, apre rapidamente e trova una piccola bimba di circa due anni. La bambina riesce a pronunciare solo qualche parola e capiamo che il suo nome è Dorkas.

Non è la prima volta che bambini o bambine sono abbandonati davanti alla porta di Ek’abana e come sempre accade in questi casi accogliamo la piccola Dorkas.

Nel frattempo alcuni membri dello staff di Helpcode si mettono alla ricerca della madre. Passa circa una settimana ma purtroppo non riusciamo ad avere notizie, fino a quando un giorno, una giovanissima ragazza di nome Mapenzi bussa alla porta del centro chiedendo della piccola Dorkas.

Uno dei nostri collaboratori fa entrare la giovane donna e la fa accomodare in ufficio. All’arrivo di Natalina la ragazza chiede immediatamente: “Si ricorda di me”?

Natalina ha una memoria di ferro, ricorda ogni nome, ogni storia dei bambini accolti e aiutati dal centro Ek’Abana e risponde con un sorriso dicendo: “Certo cara Mapenzi”.

Mapenzi è già passata dal centro. All’età di otto anni sua madre abbandonò la famiglia, lasciandola sola con due fratelli più piccoli e un padre affetto da problemi psichiatrici. Mapenzi venne sostenuta dal Foyer Ek’Abana che prese in carico le spese scolastiche per evitarle l’abbandono della scuola. Tuttavia, Mapenzi scomparse poco prima della fine dell’anno scolastico e da allora non ricevemmo più alcuna notizia.

Raggiungo Natalina in ufficio e ci sediamo insieme a Mapenzi per ascoltare la sua storia e comprendere la sofferenza che l’ha portata a 17 anni ad abbandonare sua figlia. Ci racconta che verso la fine della quarta elementare anche suo padre se ne andò, e lei e i suoi fratelli andarono a vivere dalla nonna. Non durò molto, l’anziana donna morì solo qualche mese dopo.

Mapenzi e i suoi fratelli passano in affido allo zio ma dopo solo un anno, si rende conto di non poter sostenere le spese e li abbandona alla strada. Negli occhi della giovane si comprende il dolore e il rammarico nei confronti della sua famiglia, ancora non riesce a perdonare i suoi familiari.

Fatica a raccontare la dura vita della strada. Ci spiega le sempre maggiori difficoltà nel prendersi cura di sua figlia e la continua paura di non farcela che l’ha spinta a cercare un posto sicuro dove trovare supporto, conforto e una famiglia.

Grazie al supporto del centro Mapenzi ha trovato ospitalità in una nuova famiglia. Viene qui al centro tutti i giorni per unirsi ad un gruppo di ragazze con le quali ha imparato a fabbricare le bikapo, delle borse in plastica colorate. La fabbricazione di queste borse avviene intrecciando con cura e pazienza delle bande di plastica, utilizzate per trasportare piccoli oggetti grazie alla sua resistenza e solidità. Il suo sogno sarebbe di vendere le bikapo e poter vivere di questo.

La piccola Dorkas è tornata a vivere con sua madre e ha iniziato da poco la scuola materna presso il Foyer Ek’Abana, curiosa e vivace sta imparando a sorridere insieme a sua madre.

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