Suor Natalina Isella ha 70 anni. Originaria di Barzago, in provincia di Lecco, Natalina vive da oltre 40 anni nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) al fianco delle persone ai margini della società.

Malgrado negli ultimi anni si sia registrata una lieve crescita economica, il grande Paese centrafricano è attraversato da conflitti e instabilità politica. Le autorità faticano a rispondere alle esigenze primarie della popolazione, sfiancata dalle violenti  lotte per l’accaparramento di preziose risorse naturali. I bambini e i minori si trovano a pagare il prezzo più alto di questa situazione.

La maggioranza dei bambini lotta ancora per veder rispettati i propri diritti, in particolare per la scarsità di servizi essenziali come sanità e istruzione. Le bambine in particolare subiscono spesso vere e proprie brutalità.

 

 

Ancora oggi infatti, nella Repubblica Democratica del Congo è possibile essere accusati di stregoneria. Un’accusa pesante, che giustifica ogni forma di violenza con esiti drammatici e talvolta letali.

“Uno dei problemi più gravi è quello dei padri che, disperati per la loro incapacità di mantenere la famiglia, lasciano la città per addentrarsi nella foresta alla ricerca di altri introiti , come la ricerca e la compravendita di oro. Non sempre, però, la ricerca dà buoni esiti. Gli uomini, in ogni caso, decidono di non tornare a casa a causa dello stigma sociale e del sentimento di vergogna legato all’incapacità di sostenere la famiglia. Così facendo, tanti bambini restano soli o unicamente con la madre, venendo spesso accolti nelle famiglie di parenti. Un gesto di carità che purtroppo, in alcuni casi, ha conseguenze drammatiche. Spesso, non appena sorgono i primi problemi, le bambine accolte divengono capri espiatori e accusate di stregoneria”.

Sono le parole di Natalina, che racconta con voce pacata, ma con fermezza e intensità, questa triste realtà.

 

 

Nel 2002 ha fondato il Foyer Ek’abana, che ha come obiettivo primario il recupero, l’istruzione e l’integrazione sociale e professionale di bambine e adolescenti che per svariati motivi – tra i quali non ultimo l’accusa di stregoneria – hanno subito violenze atroci.

L’attività del centro mira al reinserimento scolastico di bambini, oltre al recupero psico-fisico e all’alfabetizzazione di 50 adolescenti emarginate. Il centro opera e lavora per il reinserimento di queste bambine all’interno della famiglia di origine, attraverso un lungo processo che passa attraverso il perdono.

 

 

Grazie al lavoro di sensibilizzazione fatto dal centro Ek’abana, (“La casa delle bambine” in lingua swahili) l’accusa di stregoneria ha oggi un impatto minore nella città di Bukavu. Resta però ancora molto da fare per estirpare convinzioni e credenze socio-culturali, rafforzate da nuove forme di povertà.

Suor Natalina Isella, oggi aiuta anche 1200 bambini garantendo loro istruzione primaria e, nei casi più gravi, anche cure sanitarie.

Nonostante i problemi di salute che richiederebbero il rientro in Italia per delle cure mediche, Natalina continua a rimandare, consapevole che la sua presenza su quel territorio è letteralmente vitale per moltissimi bambini.

Una vita dedicata alla protezione dei bambini più vulnerabili da 40 anni.

 

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