Genova, 14/05/2015 – “Oggi Gonga e i suoi amici, prima di iniziare a giocare a nascondino, ci hanno aiutato a montare la tenda”. A scriverci dal Nepal è il nostro Coordinatore Attività Estere, Enrico Neri. Gonga Jamuna (nella foto è quella con la maglietta rossa, aggrappata alla sua mamma) ha 8 anni ed è la gemellina di Manisha, una delle bambine che hanno perso la vita nel terremoto del 25 aprile. In sanscrito il suo nome è il nome di un fiume.

Anche lei era in casa (a Sankarapur, un’ora di strada da Kathmandu) al momento di quella lunga terribile scossa, ma è riuscita a scappare, mentre sua sorella Manisha è rimasta indietro. Forse è inciampata.

“Siccome intorno alla loro abitazione è crollato tutto, i famigliari non hanno potuto cercarla subito – prosegue Enrico. “Quando sono riusciti a raggiungerla, il giorno dopo, era troppo tardi”.

Gonga ha anche un altro fratellino, di 5 anni, che affettuosamente chiama “Ale” (in lingua nepali “Ale” è un diminutivo affettuoso con cui si indica il fratellino più piccolo). Con la mamma e il papà hanno vissuto in una capanna improvvisata fino a quando non abbiamo consegnato loro una tenda che offra riparo nel corso dei prossimi mesi di piogge monsoniche. Tutto attorno è una rovina. Gonga, Ale e gli altri bambini dell’area non hanno più nemmeno un posto sicuro dove giocare e dovranno attendere a lungo anche per ritornare a scuola.

Alla famiglia di Gonga e Manisha, come a quella di Ramshi, un’altra bimba che purtroppo abbiamo perso con il terremoto, abbiamo consegnato insieme alla tenda anche riso, lenticchie, olio e sale per rispondere alle esigenze alimentari del prossimo mese.

Proseguiremo con la distribuzione delle tende anche nel distretto di Kavre dove quasi tutte le abitazioni sono crollate e la popolazione sarebbe altrimenti costretta ad affrontare il monsone senza un tetto sulla testa: aiuteremo circa 10.000 persone. Poi ci dedicheremo a una sfida ancora più difficile: riportare i bambini a scuola.

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