Il Mozambico è uno dei Paesi più esposti a eventi climatici estremi, come accaduto lo scorso anno con il ciclone Idai seguito, a solo un mese di distanza, da un secondo ciclone ugualmente devastante. Decenni di sfruttamento non controllato delle risorse naturali come la deforestazione , l’erosione delle zone costiere a causa della decimazione delle mangrovie, l’impoverimento del suolo a causa di pratiche quali gli incendi per ampliare le aree di coltivazione o per “pulire” la terra – uniti alle conseguenze dell’aumento delle temperature medie e della diminuzione delle precipitazioni – , hanno reso questo territorio e la sua popolazione estremamente vulnerabile all’impatto dei cambiamenti climatici

 

 

Proprio per limitare l’impatto dei cambiamenti climatici in Mozambico è nato il progetto ADAPT – Approccio integrato per la definizione di azioni replicabili a supporto di protezione ambientale e resilienza comunitaria in contesti rurali – finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. Il progetto, promosso da Istituto OIKOS in collaborazione con Helpcode, viene realizzato nelle Province di Cabo Delgado, nel Nord, e Maputo, a Sud. L’obiettivo di ADAPT è sviluppare tecniche di produzione agricola che contrastino gli effetti dei fenomeni climatici estremi in queste due zone del Paese. Nella Provincia di Maputo, dove Helpcode ha coordinato le attività di ADAPT, quattro eventi naturali in particolare hanno inciso sulla sicurezza alimentare della popolazione negli ultimi anni.

 

La riduzione delle piogge e l’imprevedibilità delle stagioni

Fra ottobre 2017 e marzo 2018, per citare solo un dato, le piogge nella provincia di Maputo sono state solo il 25% – 75% delle precipitazioni medie annuali. Questo, oltre ad avere un effetto diretto sulla vegetazione e sull’agricoltura non irrigata, comporta la riduzione dei flussi nei fiumi, già provati dall’aumento di estrazione di acqua per uso umano e agricolo.

Nelle zone in cui lavoriamo con ADAPT gran parte degli agricoltori – dai più piccoli ai grandi proprietari agricoli – utilizzano le acque del fiume Incomati. Due aziende agricole produttrici di canna da zucchero dei distretti di Magude e Manhiça irrigano con le acque del fiume circa 40.000 ettari di terreno. Lo sfruttamento dell’acqua dei fiumi e la riduzione delle precipitazioni riducono drasticamente la portata del fiume che presenta così morfologie meandriformi con flussi estremamente ridotti che favoriscono l’erosione e la creazione di sacche. Inoltre, le acque del fiume Incomati sono saline fino a quasi 25 chilometri dall’estuario nell’epoca secca, a causa di processi di intrusione di acqua marina.

 

Il fiume Incomati

 

Altro fenomeno climatico che preoccupa i produttori dei distretti di Magude, Moamba e Manhiça è lo slittamento dell’inizio della stagione delle piogge sempre più in avanti. La maggior parte degli agricoltori della zona riescono a produrre colture come mais e leguminose solo grazie alle precipitazioni. Un ritardo nelle piogge per loro può significare la perdita delle semente, lanciata ma non germogliata per mancanza di acqua. Proprio quello che è successo nella stagione 2018/2019 dove le piogge hanno tardato di circa 40 giorni e sono state scarse fino a inizio gennaio. I produttori, tutti, hanno seminato come consuetudine a inizio ottobre. Ettari ed ettari di campi, ore e ore di lavoro e risorse in attesa di piogge che non sono mai arrivate. Finché a dicembre le prime piogge si sono timidamente mostrate per illudere i contadini di poter seminare una seconda semina di nuovo – ma anche questa volta non sono state sufficienti per fare germogliare le sementi di mais.

 

Insomma, come conferma anche un’analisi degli ultimi 30 anni dei distretti di Magude e Moamba, le piogge sono sempre più concentrate in pochi mesi e non sono regolari.

 

I parassiti e l’erosione dei terreni

In aggiunta ai fenomeni climatici appena descritti, due devastanti parassiti hanno attaccato i campi dei produttori del Mozambico, la lafigma, un insetto arrivato direttamente dal Sudamerica e quindi libero di proliferare senza grande resistenza da parte di “nemici naturali”, e le locuste, che hanno invaso nell’arco di alcuni mesi tutta l’Africa Orientale e, in parte, hanno colpito le produzioni di mais in Mozambico.

Infine, non secondaria è la perdita di terreni fertili causata da un insieme di fattori come la deforestazione, l’utilizzo di agrotossici, l’erosione da acqua e vento e l’aumento della popolazione – che dalle zone urbane si sposta verso aree più rurali dei distretti.

 

La gestione del microclima per aumentare la resilienza dei terreni

La maggior parte di questi fattori non si possono controllare o arrestare e bisogna intervenire per aumentare la resilienza. la capacità dei contadini di fare fronte alle crisi senza peggiorare il loro stile di vita. Nonostante la capacità di reagire di fronte alle avversità che i contadini hanno mostrato di fronte al ciclone Idai, e alla siccità, è necessario trovare soluzioni e consolidare strumenti che permettano loro di rispondere adeguatamente alle sfide che il cambiamento climatico pone. Uno di questi interventi è la gestione del microclima, ovvero l’insieme di condizioni climatiche circoscritte allo strato subito sopra la superfice terrestre.

 

Per farlo, abbiamo identificato tecniche di gestione del microclima finalizzate alla creazione di un’agricoltura più resiliente e meno vulnerabile agli eventi climatici estremi e alla variabilità del clima. Lo abbiamo fatto insieme ai produttori e alle produttrici e ai tecnici dei Servizi Distrettuali di agricoltura, cercando le modalità più appropriate per ridurre l’impatto della scarsità e irregolarità delle piogge, dell’invasione dei parassiti e della perdita di suoli fertili.

Le tecniche di gestione del microclima migliorano le proprietà del suolo, il gradi di retenzione delle acque da parte del terreno, l’uso del suolo e della vegetazione, la morfologia del paesaggio, agendo sui parametri di umidità e temperatura sia del suolo che dell’aria e dei venti locali. Le interazioni fra questi parametri permettono di regolare il clima a livello locale, di trattenere e mettere a disposizione acqua per la crescita delle piante, di mettere a disposizione nutrienti per le piante e di controllare la diffusione di parassiti e malattie.

 


L’Associazione Unidade de Chobela di Magude

 

Con ADAPT abbiamo usato, tra le altre, tecniche di copertura morta (mulching) e viva del suolo nei campi degli agricoltori locali. Abbiamo utilizzato pratiche di consociazione e rotazione delle colture. Abbiamo preparato compost o trasportato direttamente sterco bovino e di gallina per migliorare la struttura del suolo e aumentare la presenza di nutrienti.

 

Nella scuola di Machumbutana, dove sono stati piantati una decina di alberi da frutta, volevamo mischiare dello sterco al suolo per offrire migliori condizioni alle piante per crescere. Nemmeno il tempo di dirlo e tre alunni sono andati a casa loro a prenderlo e 15 minuti dopo sono ritornati con una cassa piena. Questo è solo un esempio, per mostrare come per il progetto ADAPT sono state utilizzate risorse locali, senza introdurre complesse tecnologie o prodotti costosi.

 

Gli alberi non sono stati piantati solo nelle scuole, ma anche intorno ai campi delle associazioni locali di contadini. In questo caso oltre agli alberi da frutta sono state selezionate anche le piante di neem (repellente naturale utilizzato per la produzione di biopesticidi e biofertilizzanti e per la conservazione delle granaglie). La presenza di vegetazione arbustiva crea zone d’ombra e abbassa le temperature dell’aria e del suolo, che possono essere necessarie per alcune colture, e aumenta l’umidità presente nell’aria grazie alla traspirazione del suolo facilitando l’infiltrazione. Inoltre, contribuisce diversificare la produzione e offre così un ambiente più resiliente ai fenomeni climatici.

 

Ogni campo e associazione di contadini ha delle caratteristiche diverse e per ognuno si sono costruite soluzioni specifiche. Comunque, abbiamo visto che le tecniche di gestione del microclima di maggiore successo sono quelle che facevano già parte dei saperi locali (come la consociazione cereali) oppure replicate per mancanza di input (semina diretta, autoproduzione di sementi), e che le buone pratiche si diffondono maggiormente se danno miglioramenti concreti e visibili.

 

Per una buona gestione del microclima bisogna osservare e capire i fattori e le risorse naturali che circondano e influiscono sul paesaggio e come utilizzarli o proteggersi nella maniera più adeguata. Oltre però a una analisi unicamente tecnica bisogna osservare anche il contesto socioculturale.

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