Cari lettori,
ottenuti i permessi dal Governo, ci siamo finalmente mossi fino a Nuwakot, nella municipalità di Bidur, una delle tre aree più colpite dalle recenti e terribili alluvioni.
Avvicinandosi al fiume, la distruzione è impressionante: intere aree sono state spazzate via e solo gli edifici costruiti sulle alture sono riusciti a salvarsi.
In questi giorni ho incontrato molte persone. Alcune di loro mi hanno raccontato ciò che hanno passato, i familiari ancora dispersi, figli, mogli, genitori e mariti, trascinati chissà dove dalla marea violenta di fango e detriti.
In questa zona, molte famiglie hanno almeno un parente emigrato per lavoro all’estero. Una vita di sacrifici con la quale si sono potuti costruire una casa. Abbiamo parlato con chi è rimasto solo e ha perso la casa e la terra su cui era costruita.
In mezzo a questa devastazione, ho visto anche tanta operosità e solidarietà.
Organizzazioni locali hanno allestito dei Child Friendly Spaces, luoghi sicuri dove accogliere i bambini, molti dei quali si sono ritrovati soli o hanno perso parte della propria famiglia. Questi spazi preziosi sono però ancora insufficienti.
Abbiamo visitato diversi holding center, centri di accoglienza allestiti nelle scuole, nelle sale per cerimonie e persino su una pista di pattinaggio.
Ho parlato con uno psicologo che lavora con le persone colpite dall’alluvione. Mi ha spiegato che, in questo momento, molti adulti sono ancora completamente concentrati sulle ricerche dei propri familiari o sulle necessità più urgenti. La piena elaborazione del trauma potrebbe arrivare solo più avanti.
Ho incontrato tanti bambini, stretti tra le braccia delle loro mamme o di un adulto di riferimento. Alcuni giocavano, altri stavano in disparte, un po’ straniti o spaventati.
È anche per loro che dobbiamo esserci.
Come primo intervento, abbiamo deciso di rispondere alla richiesta di una rappresentante della comunità sfollata accolta nel monastero Mustang a Khatmandu, di cui ti ho parlato nell’ultima mail.
Abbiamo acquistato e consegnato ad ogni bambino accolto un kit contenente materiale ludico e per l’igiene: un pallone, una macchinina, album da colorare, pennarelli e matite, quaderni e cancelleria. E poi sapone, talco, crema e dentifricio.
Al personale del monastero, abbiamo portato altri giochi, oltre a prodotti essenziali per l’igiene: pannolini, sapone e altri materiali per il bagno e la cura della persona.
Per un bambino che ha perso la casa, la famiglia o semplicemente il senso di sicurezza, avere qualcosa con cui giocare o disegnare può essere un primo piccolo passo verso la normalità.
Vi lascio qualche scatto della consegna.




Questo è solo l’inizio.
Nei prossimi giorni continueremo a intervenire dove le necessità sono più urgenti.
Abbiamo ancora bisogno del vostro aiuto.
Aiutaci a portare aiuti concreti alle persone colpite dall’alluvione in Nepal.
Grazie per esserci,

Alessandro Guarino
Direttore programmi