Dal 19 agosto al 3 settembre come Scuola di pace di Monte Sole abbiamo realizzato una formazione con ventotto docenti delle scuole primarie e secondarie del distretto di Gorongosa (Mozambico). Questo intervento rientra nell’ambito del progetto Cultura e pace mano nella mano per lo sviluppo di Gorongosa di Helpcode, finanziato dall’Unione Europea. Il contributo della Scuola di Pace a questo progetto consiste nella promozione di un percorso di costruzione collaborativa di un curriculum interdisciplinare di educazione alla pace, che coinvolga le scuole e il territorio in cui sono inserite, riconoscendo gli insegnanti come agenti di cambiamento.

 

L’educazione alla pace è un tema particolarmente rilevante per il territorio di Gorongosa: il distretto, infatti, è scenario di un conflitto civile che si ripropone ciclicamente dalla firma degli accordi di pace del 1992 e che si è intensificato dal 2014 al 2016. Poco prima del nostro arrivo, il 1° agosto, il presidente mozambicano, Filipe Nyusi, e il leader del maggior partito di opposizione (RENAMO-Resistenza Nazionale Mozambicana), Ossumo Momade, hanno firmato proprio a Gorongosa l’accordo di cessazione definitiva delle ostilità.

 

Si tratta di un grande evento, al quale si aggrappano con forza le speranze dei docenti, con i quali Helpcode e la Scuola di Pace lavorano dal 2016. Negli ultimi anni, infatti, non hanno potuto svolgere normalmente la loro attività a causa dell’instabilità politico-militare e la loro stessa vita è stata ridotta a un campo di battaglia. Certo la campagna elettorale, che è iniziata proprio durante la nostra formazione, mostra che le sfide per l’affermazione di una condizione di giustizia e libertà, prerequisito fondamentale per un autentico processo di pace, sono ancora molte. In questa cornice, il nostro impegno è rivolto soprattutto ad aprire delle brecce nel silenzio e nella paura; attivare dei percorsi condivisi di consapevolezza; rafforzare i legami di mutuo-aiuto tra gli insegnanti; promuovere il riconoscimento e il potenziamento delle risorse di partecipazione che esistono persino laddove sembra negata ogni possibilità di azione dal basso; provare a costruire insieme una visione della pace non come mera assenza di conflitto ma come un apprendimento costante a riconoscere e vivere i conflitti in modo nonviolento.

 

Un gruppo di persone seduto in cerchio, all'aperto
Un momento della formazione

 

In questi venti giorni sono accadute veramente tante cose. Nei primi giorni della formazione abbiamo ritenuto imprescindibile avviare un momento di riflessione generale sulla pratica educativa: a partire dall’esperienza particolare di ognuno dei e delle insegnanti, ci siamo soffermati sulla non neutralità dell’educazione, sulle implicazioni politiche dell’educazione, e quindi sull’importanza di prendere posizione di fronte alle molteplici espressioni di ingiustizia. Questo passaggio introduttivo si è rivelato, da un lato, funzionale alle attività successive perché ci ha condotto nel vivo delle questioni oggetto della formazione e, dall’altro, estremamente interessante poiché ci ha permesso di approfondire il contesto educativo mozambicano attraverso le lenti peculiari ed esclusive dei e delle partecipanti alla formazione.

 

In questa prima parte, una mattina, abbiamo chiesto agli insegnanti di raccontarsi attraverso una delle carte di un mazzo che avevamo messo a disposizione. Le carte quindi sono state usate come strumento narrativo per facilitare il racconto. È stato interessante notare che qualsiasi fosse la carta scelta e quindi l’espediente usato per raccontarsi, le narrazioni sono risultate coincidenti in molti aspetti. Ogni insegnante si descriveva come il centro del processo educativo, una guida investita di una missione da svolgere all’interno della comunità, la luce per i propri alunni. Ascoltare queste interpretazioni del proprio ruolo di educatori ha avuto un forte impatto su di noi e ci siamo interrogate molto nelle ore successive sulla modalità da adottare per problematizzare e ampliare questa percezione. In realtà, non è stato necessario nessun momento ad hoc, perché questa riformulazione si è compiuta nel corso stesso della formazione.

 

Delle persone scrivono su dei fogli attaccate a un muro
Un altro momento della formazione

 

Nei giorni successivi, infatti, la quotidianità condivisa, la realizzazione di una tavola rotonda insieme a leader comunitari, genitori e membri di associazioni locali, la visita e la presentazione di uno spettacolo di teatro-forum in una delle comunità coinvolte nel progetto, l’incontro con la popolazione della città di Gorongosa mediato dagli strumenti e dalle conoscenze acquisiti durante la formazione, tutto questo ha dimostrato che l’insegnante non può da solo produrre un processo di cambiamento ma affinché questo processo possa innescarsi e proseguire deve essere alimentato da tutti gli attori della società; l’insegnante più che guida quindi deve riconoscersi come facilitatore di questo processo. È una sfida complessa ma molto stimolante!

 

Giorgia Italia e Mariateresa Muraca
Formatrici della Scuola di Pace di Monte Sole

 

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