Prudence, la più grande, ha quattro anni. Alain ha da poco compiuto tre anni. Entrambi sono arrivati al centro Ek’abana da qualche settimana. Le loro madri, molto giovani e senza lavoro, hanno chiesto un aiuto al Centro. Al loro arrivo Alain e Prudence faticavano persino a camminare: entrambi portavano le terribili conseguenze della malnutrizione.

La malnutrizione è una vera e propria malattia e porta con sé il rischio di contrarre altre patologie, sia nella fase di sviluppo sia in età adulta. Sono molte le bambine e i bambini passati dal Centro Ek’abana in condizioni simili a quelle di Alain e Prudence.

Per far fronte a questa situazione collaboriamo attivamente con l’ospedale generale di Bukavu. Proprio qualche giorno fa mi sono recato nel reparto di malnutrizione, dove mi ha accolto suor Helen, che da vent’anni si batte contro questa malattia cronica in Repubblica Democratica del Congo.

Iniziamo a parlare e chiedo alcune informazioni sulla situazione della malnutrizione. I dati fanno rabbrividire: l’ospedale accoglie tra i 40/50 casi di bambini malnutriti. Solo nel mese di agosto dieci bambini sono deceduti, sette nel solo mese di settembre.

L’ospedale generale è solo uno dei centri specializzati in malnutrizione nella città di Bukavu e si occupa dei casi più gravi. A questo si affiancano altri quattro centri nella provincia di Bukavu, ognuno dei quali conta circa 300-400 bambini.

Durante la mia visita incontro il dottor Gustav, responsabile del reparto, il quale mi accompagna nell’unica grande stanza dove sono stipati mamme e bambini. Piedi e mani gonfie, visi scarni, braccia e gambe fragilissime. È quasi impossibile riconoscere l’età dei bambini.

Le madri sono tutte giovanissime, ragazze di strada, spesso abbandonate dal proprio partner. Alcune di loro arrivano dalle zone rurali del Paese dove hanno cercato, senza fortuna, cure per i propri piccoli. Altre sono alla seconda gravidanza.

Prima di uscire dalla stanza il dottore mi indica un bambino. Ha il volto scavato e le sue gambe sono troppo piccole ed esili per reggere quel corpicino. Il bambino ha tre anni ma pesa solo cinque chilogrammi.

L’instabilità politica che affligge la RDC è uno dei fattori principali della “crisi alimentare”. Nella regione del Nord/Sud Kivu molte famiglie sono costrette a scappare in città o nei paesi limitrofi, abbandonando il proprio raccolto a causa della presenza di gruppi armati che terrorizzano la popolazione locale. Molti imprenditori non hanno più accesso alle piantagioni finite sotto il controllo dei gruppi armati con un conseguente impatto sulla vendita dei prodotti.

Una profonda crisi economica costringe molti uomini ad abbandonare il lavoro nei campi per cercare fortuna nelle miniere, lasciando le madri sole a mantenere i figli. Inoltre, tra le molte cause della malnutrizione si aggiunge il clima. Accade spesso, come quest’anno d’altronde, che un ritardo nella stagione delle piogge o l’invasione di parassiti arrivino a compromettere il raccolto, influenzando negativamente il commercio di prodotti agricoli locali.

All’interno di Ek’Abana ci occupiamo di bambine e bambini in condizione di vulnerabilità, con particolare attenzione alla loro salute alimentare. Al centro garantiamo tre pasti giornalieri: al mattino il “masoso”, ovvero una zuppa calda di manioca, sorgo e soia, mentre il pranzo e la cena sono a base di riso, fagioli, manioca, cavoli e frutta.

Dopo i primi giorni di paura e difficoltà Prudence e Alain stanno già mostrando segni di miglioramento. Oltre ai tre pasti a loro viene somministrato del latte terapeutico, con olio e zucchero. Il recupero di Prudence e Alain va di pari passo con l’assistenza alle loro madri. La madre di Alain ha solo 19 anni e ora partecipa presso il Centro ad un corso di formazione per la realizzazione di borse di plastica intrecciata chiamate ‘bikapo’, utili per fare la spesa e trasportare piccoli oggetti.

Il Centro ha inoltre previsto un corso di formazione sul tema della sicurezza alimentare per le ragazze che partecipano al corso di taglio e cucito.

Resta ancora molto da fare e la lotta alla malnutrizione richiede un approccio integrato di tutte le componenti della società. Crediamo che la scuola, la famiglia e le istituzioni possano fare la differenza, ma questo è possibile solo lavorando insieme avendo ben chiaro l’obiettivo da raggiungere: sconfiggere la malnutrizione.

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