In Nepal esiste un programma nazionale per supportare e risarcire le donne coinvolte dal lungo conflitto civile che ha attraversato il paese fino alla metà degli anni 2000. Eppure la maggior parte delle donne non si rivolge alle autorità che potrebbero aiutarle ad avere giustizia.

7 donne su 10 non conoscono i programmi di aiuto che le riguardano” ci ha spiegato il nostro referente locale in Nepal, dove abbiamo realizzato un’indagine sulla percezione delle autorità e della società civile rispetto a questo tema. “Ma c’è di più: anche tra chi conosce il programma, oltre il 50% non ha fiducia di poter essere aiutata oppure teme ritorsioni”.

Con l’indagine, condotta in queste ultime settimane in sette distretti tra i più colpiti dal conflitto civile, è entrato nel vivo il nostro progetto “Empowering Women for Peace, finanziato dalla Delegazione dell’Unione Europea a Kathmandu con l’obiettivo di supportare tutte le autorità del Paese a realizzare le due principali risoluzioni ONU sul ruolo delle donne nei processi di pace (n°1325 e n° 1820).

Per aiutare le donne nepalesi a ritrovare il loro ruolo nella società e a vedere riconosciuto quanto hanno subito occorre lavorare su più frontici spiega il project manager. “Prima di tutto quello della giustizia transazionale, con meccanismi temporanei che prevedano eccezioni speciali rispetto alle normali procedure giudiziarie. Poi quello della memoria collettiva e della consapevolezza condivisa rispetto a quello che è accaduto durante il conflitto. Infine occorre certamente accompagnare le istituzioni a erogare i servizi di assistenza legale e psicologica nel modo più accessibile per tutte le donne, soprattutto quelle che vivono nelle aree più remote e rurali”.

Un percorso difficile ma indispensabile, che grazie al nostro progetto, nel corso dei prossimi tre anni, faremo con entusiasmo al fianco delle donne nepalesi.

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