Dal 2016, abbiamo portato la scuola di pace nelle zone più povere di Bukavu, Repubblica Democratica del Congo. La scuola di pace è un progetto, realizzato con il Foyer di Ek’Abana, che educa i giovani all’uso del dialogo per risolvere i conflitti e valorizzare le diversità.

 

Per mettere in pratica quanto insegnato, avevamo bisogno di uno strumento potente, qualcosa che coinvolgesse ragazze e ragazzi… cosa di meglio dello sport? Da qui, è nata l’idea di un torneo di calcio, il Tournoi Football de la Paix, aperto agli istituti della città e formato da squadre miste e interetniche. Partito a dicembre 2018, il torneo si concluderà con una grande finale a maggio.

 

Nelle partite giocate fino ad ora, sono tante le ragazze che hanno messo in mostra la loro forza. Alcune hanno anche segnato gol importanti. Bernice è una di queste. Una sua rete ha deciso la qualificazione alla fase successiva per la sua scuola. Abbiamo deciso di intervistarla in rappresentanza di tutte le sue colleghe.

 

Ciao, Bernice, raccontaci un po’ di te.
Mi chiamo Ushindi Ndagano Bernice, ho 21 anni e 7 fratelli, 4 maschi e 3 femmine. Studio per diventare elettricista in una scuola cattolica a indirizzo tecnico.

 

Come ti sei sentita dopo l’importante gol che hai fatto e come si sono sentite le ragazze della tua squadra?
Nonostante il portiere fosse un maschio sono riuscita a segnare. Mi sono sentita fiera, una gioia che mi porto ancora oggi. Il gol è per le ragazze di tutte le squadre partecipanti che, grazie ad esso, si sono sentite valorizzate.  

 

Bernice, una giovane ragazza che sogna di diventare calciatriceCosa pensi del Torneo della Pace?
È un torneo che incoraggia la partecipazione dei giovani senza discriminare tra femmine e maschi, cosa difficile nel nostro Paese. Si respira un clima di grande armonia, sviluppando e coltivando le relazioni amichevoli tra ragazze e ragazzi.

 

Pensi che lo sport possa essere uno strumento di pace?
È assolutamente uno strumento di pace. Quando gioco mi sento libera e ho una gioia immensa, sono libera di esprimermi e lo stress della giornata se ne va. Queste sono le emozioni che ci conducono verso la pace.

 

Quali sono i valori che permettono di educare le persone alla pace? Cosa possono fare i giovani per facilitare il percorso verso una cultura di pace?
Questo torneo ci sta aiutando a mettere in pratica quei valori che io reputo fondamentali: vivere insieme, collaborare con amore ed essere solidali con le persone più sfortunate di noi.

 

Pensi che le diversità di genere, di etnia e cultura possano influire sulla costruzione della pace?
Nella mia scuola non ci sono distinzioni di tribù, razza, religione, infatti il comitato scolastico è composto da etnie diverse e collaboriamo tutti in armonia. Il problema sono gli adulti, che complicano le cose. Ma gli adulti di domani saremo noi, quindi speriamo che la mia scuola, grazie al sostegno della scuola di pace di Ek’Abana, possa essere un modello per tutti.

 

Credi che ci sia uguaglianza tra uomo e donna in Repubblica Democratica del Congo?
La maggior parte degli uomini non ha ancora capito che le donne possono lavorare, dare il proprio punto di vista, riunirsi e partecipare alle decisioni. Sono troppo legati ai costumi della nostra terra, dove la donna è relegata tra le mura di casa.

 

Cosa ti auguri per il futuro delle donne congolesi e di tutte le donne del mondo?
Desidero che gli uomini imparino a rispettarci e valorizzarci. Lo sviluppo e la pace in un Paese può avvenire soltanto attraverso la collaborazione tra le donne e tra uomo e donna.

 

Qual è il tuo sogno per il futuro?
Sogno di finire i miei studi e diventare la miglior calciatrice della mia città, o di diventare una grande cantante.

 

E magari anche di vincere il torneo?
Se io sono in campo, la mia squadra ha già vinto… (ride)… Sono sicura che se collaboriamo tutti insieme, la mia squadra vincerà il torneo.

 

 

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