“Le nuvole si aprono all’improvviso e dal finestrino dell’aereo appare la città di Maputo, capitale del Mozambico.

Ecco la regione più povera del continente africano dove oltre la metà dei suoi 25 milioni di abitanti vivono in povertà assoluta: devastata da anni di inondazioni e ora da un lungo periodo di siccità, quest’area vede costretta la popolazione a lottare duramente per la sopravvivenza e continuare a credere che con la solidarietà dei paesi ricchi potrà esserci un futuro anche per loro. Un tuffo al cuore ci assale perché sembra già di scorgere dieci, cento, mille piccoli Cecil, Idriis, Jamila, Thomas, Halima, che ci stanno aspettando con i loro grandi occhi tristi ma carichi di speranza come solo i bambini sanno dimostrare”.

Questo è il racconto del viaggio effettuato in Mozambico nell’agosto del 2016 da Federica e Fabrizio, volontari attivi dell’Associazione L’Abbecedario.

Il pasto offerto ogni giorno ai bambini grazie al lavoro di Abbecedario costituisce per loro un incentivo a raggiungere la scuola per imparare le prime nozioni di scrittura, lettura, igiene personale e per crearsi quella base di conoscenze teoriche e pratiche indispensabili per la vita. Attualmente i pasti sono distribuiti ogni giorno a circa 1.500 bambini, iscritti presso le scuole, mentre i beneficiari indiretti (genitori e parenti degli alunni) sono oltre 8000. Il menù è composto da alimenti semplici ma adeguati al sostentamento calorico e proteico di cui i piccoli hanno bisogno come riso, legumi, verdure, latte condensato, biscotti e sono acquistati direttamente da operatori locali, con l’obiettivo di sostenere il commercio del luogo. I pasti, ad esempio, sono cucinati da cuoche stipendiate all’interno del progetto di refezione scolastica. Per ottimizzare le risorse, l’Abbecedario, a cominciare dall’impegno dei suoi soci che prestano l’attività volontariamente e senza lucro, supporta i progetti anche in collaborazione con altre realtà, prima fra tutte CCS (, già presenti e attive sul territorio. Ogni iniziativa viene quindi seguita nel suo percorso con visite periodiche, che ne attestano l’avanzamento. Fabrizio e Federica, espletate le ultime formalità per lo sbarco sono ansiosi di conoscere la “criança” (in lingua locale “bambini”), proseguono il racconto del loro viaggio in prima persona.

“In effetti, trattandosi di una visita agli alunni delle scuole coinvolte nel progetto, i nostri bagagli contengono più materiale scolastico, come matite, gessetti, biro, donato dai vari sostenitori, che effetti personali. Anche gli spostamenti locali per raggiungere le varie scuole non sempre erano agevoli. Strade non asfaltate, polvere, utilizzando un piccolo pulmino che offriva come compagni di viaggio non solo insegnanti e bidelli ma anche quattro rumorose galline. Ma l’accoglienza festosa e allo stesso modo composta che i bambini ci dimostravano al nostro arrivo e la consapevolezza che in quel momento due realtà, così profondamente diverse per la qualità della vita si sarebbero incontrate, cancellavano ben presto i disagi e le fatiche del viaggio.

Quando i bambini ci abbracciavano affettuosamente, ci colpiva la ruvidezza delle loro mani ferite da lavori usuranti e faticosi. In una scuola siamo stati ricevuti nella stanza del preside dove era stato allestito un pranzo a base di pomodori freschi, fagioli e riso. Banale? No, perché erano tutti prodotti coltivati localmente dagli alunni che, con orgoglio, ci dimostravano quanto appreso sui banchi di scuola! Anche noi siamo ritornati scolari perché abbiamo appreso che la “machamba”, in lingua locale, è l’orto dove si coltivano pomodori appunto, cipolle, cavoli, insalata, patate. Non male per i risultati ottenuti in una regione dove da oltre un anno non piove. Camminando fra i solchi entrambi abbiamo memorizzato che costruire un pozzo per l’estrazione dell’acqua dal sottosuolo sarebbe utilissimo. Si sa che i bambini di tutto il mondo hanno voglia di giocare e non fanno eccezione neppure quelli di Maputo, infatti, in una scuola siamo riusciti a mettere in cerchio cinquecento bambini seduti sulle ginocchia del vicino. Il premio finale consisteva in matite colorate per tutti, e tutti hanno ritirato il premio!

 

 

Ancora, in un’altra scuola il direttore Tito ci ha accolti con una rappresentazione teatrale interpretata dai suoi allievi che comprendeva scene di vita quotidiana in famiglia e nei villaggi. Era commovente per noi osservare la facilità dei loro gesti ma nello stesso tempo immaginare che per loro fosse la realtà di ogni giorno. In qualche modo abbiamo cercato di testimoniare questa condizione di vita e quindi, idealmente, abbiamo mantenuto le loro mani tese in segno di aiuto, chiedendo loro di immergerle nei colori e di imprimerle su grandi teli bianchi da riportare a Torino. Questa è la nostra testimonianza ma, soprattutto, anche un impegno da non dimenticare. 

Purtroppo il viaggio era terminato. In volo sull’aereo di ritorno e dal finestrino osservavamo in silenzio per l’ultima volta Maputo e le sue scuole, i suoi quartieri poveri, il paesaggio arido che la circonda, le case di paglia e fango. Improvvisamente le nuvole sono calate come un sipario nascondendo una rappresentazione che purtroppo è realtà, fatta di emarginazione e povertà ma anche di dignità e fiducia.

Ciao Cecil, Idriis, Jamila, Thomas, Halima e tutti gli altri mille compagni, arrivederci a presto perché non vi dimenticheremo!”

Federica De Paoli

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