Non abbiamo pensato nemmeno per un istante alla possibilità di rinunciare al nostro sostegno a distanza: stiamo vivendo un momento molto difficile, ma continuare a donare si può, anzi a noi è sembrata la cosa più normale da fare”.

Alessandro, la moglie e i due figli già grandi sono sfollati insieme a circa altri duencento cittadini di Ancona a causa del terremoto dello scorso 30 ottobre. Il loro stabile è inagibile e ci vorranno molti mesi, forse più di un anno, solamente per sapere se e quando sarà possibile rientrarvi.

Quando ha realizzato in quale situazione si trovava la sua famiglia, Alessandro, che è sostenitore a distanza da ben 16 anni, ha pensato anche a quella di Francisco, il ragazzino di 13 anni che sta sostenendo in Mozambico (ne aveva già sostenuto un altro, Antonio, per tutto il percorso di studi). “Mi sono detto da subito che quei 21 euro al mese versati per l’adozione rimanevano essenziali per lui, per cose che non potevano aspettare: andare a scuola, essere curato e protetto. Nel nostro caso, invece, pur nella gravità di trovarci sfollati e precari, 21 euro restavano una cifra da spendere per cose che potevano aspettare, magari una pizza, una serata al cinema…”.

La voce di Alessandro, al di là del filo, trasmette serenità e una dose di consapevolezza che colpisce. Essere solidali quando le cose vanno bene, tutto sommato, è facile. Non scontato, certamente, ma possibile senza grandi ripercussioni sulle nostre vite. Lui però si trova in una situazione diversa, avremmo potuto capire se avesse deciso diversamente, magari una sospensione temporanea del suo sostegno. E invece no. “Ci si può organizzare” ripete. “Se siamo onesti e guardiamo alle nostre vite, quelle a cui rinunciamo per donare 21 euro al mese sono cose piccole, irrisorie”.

Ogni sera, Alessandro e la sua famiglia buttano a terra le reti e dormono, quattro in una stanza, le spese sono almeno raddoppiate, ma si ritengono fortunati perché una coppia di amici ha lasciato loro questo piccolo appartamento che consente loro di rimanere in città, invece di appoggiarsi agli alberghi di Senigallia e Falconara, dove tanti concittadini sono stati costretti a trasferirsi.

Vogliamo mantenere per quanto possibile le abitudini di sempre. La nostra vita, gli scout, il teatro per ragazzi, il volontariato… Nostra figlia più piccola sta facendo le scuole superiori, ha 17 anni: spero in particolare per lei che sia possibile superare questo momento di grande incertezza”.

Nel 2009 sono stato tra i soccorritori all’Aquila, credevo in qualche modo di sapere che cosa significa restare coinvolti dalle conseguenze di un terremoto… Ma ho scoperto che è inimmaginabile per chi non lo prova in prima persona. Servono certamente tutte le parole di consolazione che si ricevono ma è una grande prova. Le difficoltà economiche alla fine fanno meno male del senso di smarrimento che ci si trova a vivere”.

Eppure, in tutto questo, Alessandro non ha dimenticato Francisco, che a molte migliaia di chilometri, in Mozambico, può sognare un futuro diverso grazie a lui.

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