Ad agosto 2011 sono in partenza per il Mozambico. Ho deciso di approfittare dell’opportunità offerta da Helpcode e Piccoli Mondi per conoscere questo paese africano, un po’ fuori dalle rotte del turismo internazionale (…). Io che lavoro nel turismo da  sempre, ma esclusivamente nel campo degli itinerari di musica e arte in Italia, Europa e nelle grandi capitali, mi sento una principiante. (…)

Visitiamo il primo centro Helpcode,  accolti dalla comunità in festa, che canta e danza per noi. Comincio a percepire due aspetti che mi si presenteranno in modo ricorrente nel corso del viaggio: la condizione della donna, fattrice di numerosi figli, spesso abbandonata dall’uomo, che deve anche provvedere a nutrire la famiglia, sobbarcandosi la coltura dei campi, e l’estrema semplicità di vita, che tuttavia non impedisce alla popolazione di essere sempre molto cordiale e socievole con i viaggiatori stranieri.

I giorni volano via, intensi e densi di emozioni e di esperienze. Rientriamo a Maputo a fine viaggio e il giorno prima di partire è il giorno della visita a Pelcio Andre, il bimbo di 6 anni cui è destinato il mio sostegno attraverso Helpcode. Mi accompagnano due assistenti Helpcode, in jeep attraverso la desolata periferia della capitale ed il paesaggio brullo e piatto. Finalmente ci siamo: sono accolta da una folla di bambini scalzi e festanti, che mi circondano e mi osservano curiosi. Pelcio Andre è piccolo piccolo per la sua età, un visetto dolce, è vestito a festa con un gilet quasi più grande di  lui. C’è anche sua madre, una donna piccola e sorridente, dai lineamenti fini e dagli occhi brillanti. Attaccato alle sue gonne, un altro bimbo che mi guarda pensoso: è identico a Pelcio, sono gemelli. Per fortuna ho con me due zainetti con penne, matite e quaderni, che strappano un sorriso a tutti e due. La madre Felicidade ha 4 figli e da sola deve provvedere al loro sostentamento. Il padre non si sa dove sia.

Cerco di respingere l’onda di indignazione e sì, di ribellione nei confronti di una condizione di totale dipendenza della donna mozambicana dalla propria funzione di generatrice di vita. Mi emoziono pensando che sì, è una goccia nel mare, ma questa con il Helpcode è senz’altro la strada giusta: creare le condizioni per una più ampia diffusione dell’educazione, assistere in particolare le bambine prima e le ragazze poi, che in larga maggioranza abbandonano gli studi  non appena sono in grado di avere figli. Formare gli insegnanti, favorire le attività artigianali, le coltivazioni, gli allevamenti, il riciclaggio dei rifiuti, l’approvvigionamento d’acqua affinché sempre di più si diffondano formazione professionale, reddito, benessere. Far sì che siano i mozambicani a prendere in mano le redini del proprio destino e a utilizzare le risorse naturali di questo martoriato paese.

Il viaggio è stato istruttivo per me, mi ha fatto ricordare la mia condizione di privilegiata e la urgente necessità di un riequilibrio delle risorse e della ricchezza tra la minoranza del nostro vecchio mondo saturo e viziato e il resto del mondo, cui appartiene la giovane popolazione mozambicana e a cui spetta di diritto una vita migliore.

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