13 giorni tra Kathmandu e il distretto di Chitwan, lo scorso agosto, e due obiettivi da portare a casa: formare i miei colleghi nepalesi sull’utilizzo del nostro nuovo database dedicato ai bambini sostenuti a distanza e migliorare la gestione delle attività della sede italiana sincronizzandole con quelle del nostro ufficio in Nepal, quello che internamente chiamiamo “syncronisad”.

È stata quindi una missione fatta di lavoro d’ufficio ma anche di attività sul campo: ho visitato alcune delle scuole che i bambini sostenuti a distanza frequentano anche grazie al vostro aiuto, sia nel contesto urbano della capitale sia in quello rurale di Chitwan, nel sud del paese, al confine con l’India.

Potrei annoiarvi con i progressi, gli spunti, le difficoltà (soprattutto tecniche e di connessione) sul nostro nuovo archivio, ma quello che più di tutto voglio trasmettervi è la convinzione che questo lavoro ci consentirà di monitorare più puntualmente gli indicatori legati alla nostra attività e di trasmettere a voi donatori maggiori informazioni sui bambini che state sostenendo.

 

 

In attesa di raccontarvi meglio tutto questo in un prossimo articolo, penso sia bello condividere con voi alcune delle immagini e delle suggestioni più forti raccolte in Nepal….

TERREMOTO: In alcuni quartieri il vuoto lasciato dalle palazzine completamente crollate ti riporta immediatamente a quello del 2015 e un pensiero va inevitabilmente ai quasi 10.000 morti. Mentre ero lì la stessa catastrofe si è abbattuta sul Centro Italia: sono stati proprio i nepalesi a darmene la notizia e in molti, per strada, una volta identificata la mia nazionalità, hanno avuto per me e per tutti gli italiani, parole di cordoglio e auguri sinceri per una ripresa rapida… e io non me lo scordo.

BAMBINI: una bimba che mi conta i nei sul collo e mi mostra i suoi; il gruppetto dei “teppistelli” che si mette in posa “ganza” per la foto; il piccoletto con la maglia dei Sex Pistols che gioca al pampano.

SI E NO: quando non si parla la stessa lingua può essere un sollievo poter contare su alcuni gesti condivisi come ad esempio un no e un sì, espressi con l’oscillazione della testa…peccato che in Nepal il nostro NO assomigli davvero tanto al loro SI… ci si abitua, ma non da subito!

TRAFFICO: occhio per strada, mi avevano detto. In effetti attraversare è un’impresa da supereroi…motorini che sbucano da ogni dove, clacson che suonano per allertare ma che sono così frequenti che non ci fai più caso… neanche quando servirebbe.

COLAZIONE: Partiamo all’alba da Kathmandu per raggiungere Chitwan. Lungo la strada ci fermiamo per la colazione. Lascio ordinare i miei colleghi anche per me. Mi ritrovo così alle 8 di mattina a mangiare, e anche di gusto, ceci piccanti al curry e cipolla cruda, uovo sodo e pane fritto. Altro che pane e nutella…e si riparte di slancio!!

KATHMANDU: la grande, rimbombante e impolverata, è per me ora soprattutto la mistica, colorata e affascinante, con i suoi millemila abitanti schivi ma gentili, rumorosi ma pacifici.

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