Un tempo c’erano i condottieri, eroi in grado di tracciare la rotta e trascinare le persone verso un obiettivo. Il mondo oggi è molto più complesso e singoli soggetti non possono, da soli, cambiare il corso della storia. Oggigiorno serve fare squadra per ottenere risultati rilevanti e ogni singolo attore deve ripensare al proprio modello di business per costruire il futuro.

Solo mettendo insieme sapere e competenze diverse possiamo costruire progetti e raggiungere risultati mai pensati prima.

In questa sfida, il mondo delle ONG deve uscire dalla propria autoreferenzialità per poter realizzare progetti che cambino davvero i contesti di intervento. Noi di Helpcode ci crediamo e vogliamo iniziare partendo proprio dal nostro lavoro.

La nostra strategia progetti afferma:

“Per ogni attività di progetto individuiamo degli indicatori specifici, riconosciuti a livello internazionale. L’obiettivo è quello di arrivare a misurare l’impatto delle nostre azioni con riferimenti standardizzati, sia per avere un riscontro condiviso e riconoscibile sui risultati ottenuti, sia per codificare gli interventi rispetto alle policy dei donatori.”

Una definizione piuttosto chiara per gli addetti ai lavori. Ma cosa significa realmente? Le cose cambiano davvero? Miglioriamo davvero le condizioni di vita dei bambini e delle loro comunità?

La risposta è sì! A dimostrarlo i numeri, ma soprattutto i volti e le storie di vita di tanti bambini con i quali abbiamo lavorato in trent’anni di storia. Ancora ci commuoviamo, incontrando una giovane infermiera che grazie a Helpcode ha avuto i mezzi e gli strumenti per realizzare il suo sogno.

Come organizzazione della società civile, la vera domanda che dobbiamo porci è: questi risultati sono sufficienti per raggiungere gli obiettivi dell’agenda 2030? Il nostro lavoro concorre al raggiungimento di un istruzione universale e di qualità, diritto alla salute, zero hunger e benessere per tutti?

Purtroppo in questo caso la risposta è negativa. Da soli non riusciremo mai a raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile definiti nel 2015. Se vogliamo davvero concorrere a questa corsa verso il 2030 dobbiamo unire le forze con tutti gli attori coinvolti, partendo dal settore privato.

 

PROFILI

Un primo concreto esempio di stretta collaborazione con il settore privato è il progetto PROFILI in Mozambico.

PROFILI è un acronimo e sta ad indicare la PROmozione di FILIere agricole sostenibili a Gorongosa e Marínguè attraverso il sostegno alle associazioni di produttori e produttrici.

Di cosa si tratta? I distretti di Gorongosa e Maringue, nella provincia di Sofala, si trovano al Centro del Mozambico, un’area controllata dal partito di opposizione, teatro tra il 2013 e il 2016, di un conflitto tra forze governative e ribelli dell’opposizione.

Nel 2016 la produzione agricola è ripresa ma dopo un paio di anni di buoni risultati si è presentato un altro problema: la lafigma. Si tratta di un parassita originario dell’America Latina, sconosciuto in Africa, che ha colto tutti impreparati.

 

 

La situazione è molto complessa, la lafigma sta devastando la produzione di mais e sorgo, arrivando in alcune zone a distruggere il 70% del raccolto. Tuttavia, l’area di Sofala ha caratteristiche favorevoli alla produzione agricola, prime fra tutte l’abbondanza di terra e di acqua. In questa zona si produce sesamo, fagioli, pomodori e soprattutto la famosa patata di Gorongosa. I contadini, però, devono recarsi al mercato a vendere i loro prodotti, impiegando ore di viaggio, senza la certezza di guadagnare a sufficienza. Spesso a fine giornata sono costretti a svendere i loro prodotti o, nel peggiore dei casi, a riportarseli a casa.

PROFILI vuole strutturare una filiera che parte dai piccoli produttori, colmare il bisogno di tecnologie per migliorare la produzione e alleviare i contadini dalle complesse dinamiche di commercializzazione dei prodotti.

Grazie al miglioramento della situazione socio-politica abbiamo iniziato un progetto imprenditoriale che vuole partire proprio dalla famosa patata di Gorongosa. In particolare, un imprenditore sudafricano ha scelto di commercializzare la patata sul mercato cinese.

Crediamo che il commercio internazionale di prodotti di qualità sia la strada giusta da seguire. In quest’ottica abbiamo intrapreso un percorso con ALCE (Associazione Ligure Commercio Estero), una realtà che già collabora con l’Università Unimi Bicocca e partner locali come i Servizi Distrettuali delle Attività Economiche di Gorongosa e Maringue, l’Unione Distrettuale dei Contadini e l’Organizzazione Rurale di Mutuo Aiuto – ORAM.

Insieme a ALCE vogliamo riflettere sul tema dello sviluppo di filiera agricola di valore in un Paese peculiare e problematico come il Mozambico con l’obiettivo di creare una sorta di vademecum che definisca un modus operandi applicabile in contesti simili. Da questo sistema potranno trarne beneficio i produttori, i fornitori di sementi, i supermercati, le istituzioni locali e l’intera comunità.

Da un lato, Helpcode porta una lunga esperienza nella cooperazione internazionale e una profonda conoscenza del Paese; dall’altro ALCE offre la sua vasta competenza su dinamiche commerciali internazionali. Siamo solo all’inizio di questa collaborazione ma siamo certi che unire gli sforzi possa essere un efficace punto di partenza per portare concreti benefici all’intera popolazione mozambicana. A riprova di questo, insieme a ALCE abbiamo già identificato due aree di collaborazione concreta: proprietà della terra e rimpatrio degli utili.

 

I passi futuri.

Entro giugno 2019 ALCE realizzerà un progetto di filiera che verrà presentato agli attori coinvolti sia in Mozambico che in Italia.

Questo modello potrà inoltre essere utilizzato per coinvolgere altre imprese che, attraverso i loro programmi di attività di CSR, scelgano di investire in questo progetto.

Le aree di possibile cooperazione sono:

  • Sviluppo di sistemi irrigui;
  • Componenti di sostegno alle donne vedove;
  • Interventi nelle scuole;
  • Lotta integrata alla Lafigma.

Infine, in Mozambico non avviene alcuna lavorazione delle materie prime a causa della quasi totale assenza di fabbriche. Vi sono intere piantagioni di mango, papaya e licis che non vengono raccolti e marciscono sugli alberi. Prodotti molto delicati che non resisterebbero a un trasporto in nave e l’unica soluzione per il loro utilizzo è la lavorazione in loco.

Le possibilità sono tantissime e noi ci siamo.

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