Le parole di Francesca e Davide, rientrati dal Nepal dove hanno incontrato i piccoli che sostengono a distanza…

Ho parlato con Francesca e Davide solo 48 ore dopo il loro rientro in Italia, quando ancora c’era il jet leg da smaltire e un insieme di emozioni densissime a scandire il loro racconto.

Francesca e Davide sono sostenitori a distanza in Nepal da circa 12 anni, hanno adottato diversi bambini, l’ultimo a Kathmandu, e una classe nel Distretto di Chitwan: nel corso della loro permanenza nepalese hanno visitato entrambe le aree e incontrato i bambini che grazie al loro aiuto possono avere l’opportunità di un domani diverso. “Abbiamo fatto anche un trekking nella regione dell’Everest –raccontano- ma i disagi, il freddo, le difficoltà incontrate in alta montagna sono stati comunque una prova meno impegnativa di quella che abbiamo affrontato vedendo le condizioni di vita di tanti bambini e delle loro famiglie”.

Davide si sofferma di più sulle gravi carenze del sistema educativo: “Gli insegnanti in generale sembrano poco preparati e il loro livello di inglese è molto scarso” dice. “Diverse aule rimangono vuote perché i bambini non riescono a frequentare la scuola, dovendo aiutare la famiglia nelle attività di sussistenza, soprattutto nelle aree rurali”. “Helpcode si dà da fare un po’ per tutti, ma davvero c’è moltissimo da fare”.

Francesca preferisce mettere l’accento sulle condizioni dei bambini: “Nel viaggio attraverso la giungla per raggiungere Chitwan abbiamo incontrato tanti bambini con problemi nutrizionali, visibilmente indeboliti dalla vita che conducono, un po’ come i nostri nonni nei primi decenni del Novecento, provati dal lavoro, dall’alimentazione inadeguata, dalle precarie condizioni igieniche” è il suo racconto. “Da quando sono tornata vedo tutto con occhi nuovi, è come se le cose si fossero rimesse nel giusto ordine”.

Le chiedo quindi che cosa pensi, adesso, del lavoro di Helpcode. “Senza il sostegno a distanza i bambini sarebbero in balia del nulla. È vero, forse è solo una goccia nell’oceano, ma per un bambino può significare tutto: la speranza, una prospettiva diversa. La scuola è centrale, per loro rappresenta l’unico punto di contatto con la società”. E conclude: “Ci impegneremo a fare di più, chiederemo a chi ci circonda in famiglia, e non solo, di unirsi a noi. Questi bambini intelligenti e pieni di sorrisi sono stelle luminose, spetta a noi fare di tutto perché possano risplendere”.

Grazie Francesca, grazie Davide, la vostra testimonianza vale assai più di qualsiasi nostra parola.

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