Dallo scorso anno Helpcode interviene a tutela dei diritti dei minori lungo le rotte dei migranti, laddove i bambini e le donne pagano il costo maggiore in una situazione di profonda vulnerabilità. Per questo, nel gennaio 2017 abbiamo deciso di aprire un ufficio di coordinamento a Tunisi, da dove gestire i nuovi interventi in Nord Africa e coordinare da remoto gli interventi umanitari in Libia.

La Tunisia fu il primo protagonista della Primavera araba e le aspettative per l’inizio di nuova fase storica erano molto alte. Tuttavia il Paese si trova nuovamente in una fase di incertezza. La speranza di una rapida transizione democratica appare oggi sempre meno scontata e le speranze di una maggiore giustizia sociale e di un miglioramento delle condizioni socio-economiche per la popolazione si sono via via affievolite. Anche l’incremento dei flussi migratori è un fattore da prendere seriamente in considerazione, infatti la Tunisia da paese di transito è diventato punto di partenza per migliaia di persone che, spinti dall’instabilità decidono di partire in cerca di fortuna altrove.

Un malcontento diffuso, alimentato dal permanere di numerosi problemi per il paese, quali : disoccupazione, ora stimata al 15,3% ma in aumento; forza lavoro impiegata nel settore informale, forti disparità regionali da colmare e un’inflazione in rapida crescita che genera un deprezzamento del dinaro rispetto ad altre monete.

Possiamo registrare un apprezzabile aumento di garanzie nel campo dei diritti civili della popolazione, ma a questo si affianca una preoccupante crescita del fenomeno della radicalizzazione dei giovani tunisini. Un fenomeno che ha trovato nelle nuove tecnologie e nei social media un importante strumento di diffusione per un’aggressiva propaganda a favore di movimenti islamisti radicali. A dimostrarlo, ricerche dell’Unione Europea che mostrano come la Tunisia sia una tra i paesi da cui partono il maggior numero di messaggi a sostegno di organizzazioni come l’ISIS, sui social media.

Helpcode in Tunisia ha come obiettivo la promozione del ruolo di giovani e donne nelle iniziative di educazione alla pace, all’interno di un più ampio piano di prevenzione all’estremismo violento. Tale approccio si inserisce nella strategia internazionale di lotta al radicalismo attraverso l’istruzione come strumento di prevenzione contro violenza e estremismo religioso. Cerchiamo di trasmettere ai giovani il rispetto dei diritti umani, giustizia sociale, eguaglianza di genere e la sostenibilità ambientale quali valori fondamentali. In questo lavoro di prevenzione sono convolti la famiglia, la comunità e in modo sempre più importante i media.

Per fare questo lavoriamo insieme alle molte associazioni di donne che si impegnano quotidianamente per la promozione della pace. Crediamo sia fondamentale rafforzare i gruppi e le reti locali per promuovere l’uguaglianza di genere, combattere la discriminazione e costruire una cultura della pace che parte dalla partecipazione dei cittadini.

Lavoriamo inoltre per contrastare il cyber bullismo e il diffondersi dell’incitamento all’odio (hate speech) su internet e sui social media attraverso messaggi positivi che promuovano cambiamenti sostanziali per gli individui a maggior rischio di radicalizzazione.

Il nostro intervento si concentra nelle periferie di Tunisi e nella regione di Tataoine, nel sud del Paese, aree identificate come prioritarie per accrescere la capacità di giovani e donne nel divenire attori chiave per un cambiamento positivo e rafforzare la resilienza loro e dell’intera comunità all’estremismo violento.

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