A maggio, 30 tra alunni, insegnati e membri del consiglio scolastico della Scuola Primaria di Gimo Cossa (distretto di Marracune), hanno partecipato al Teatro dell’Oppresso. Un corso di formazione che usa il teatro per far riflettere e trovare soluzioni a diversi problemi. Mettendo in scena elementi antitetici (oppressi e oppressori), e senza dare un finale alla storia, chi guarda lo spettacolo è portato a partecipare, analizzando quello che vede e cercando una risoluzione dei problemi che sono rappresentati in scena.

 

Il Teatro dell’Oppresso, realizzato con la collaborazione della Compagnia di canto e danza Xindiro, è un mezzo molto utile per realizzare gli obiettivi del nostro progetto ADAPT (Approccio integrato per la definizione di azioni replicabili a supporto di protezione ambientale e resilienza comunitaria in contesti rurali), finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo.

 

L’obiettivo di questo corso è stato promuovere la sensibilità ambientale nella comunità di Marracuene. La rappresentazione teatrale, che i partecipanti hanno pensato e messo in scena, ha mostrato i problemi ambientali che colpiscono la comunità, come le conseguenze della deforestazione e degli incendi dolosi usati per ripulire i terreni e renderli agricoli. I membri della comunità che hanno assistito alla rappresentazione sono intervenuti direttamente sulla scena per proporre delle soluzioni a questi problemi.

 

Gli attori in scena

Il disboscatore mima il taglio degli alberi.

Tutto il cast dello spettacolo

Il cast in scena.

 

È stata una formazione partecipata, intensa, divertente, durata 5 giorni. Il primo giorno è stato dedicato ai giochi: tutti i partecipanti hanno scelto un nome con cui volevano essere chiamati per i giorni successivi, per azzerare le differenze e rendere il gruppo più affiatato e paritario. Così, il direttore della scuola ha smesso di essere il “signor direttore” per tutti, anche per gli alunni. Altri giochi fatti? Zip-zap-bop, zanzara africana, foresta dei sogni, quante A esistono in una A: tutti giochi che servono a stimolare i cinque sensi e far emergere le emozioni.

 

Il gioco Quante A esistono in una A è stato molto divertente. All’inizio sembrava a tutti che non avesse senso, ma poi hanno scoperto di pronunciare “A” in molti modi diversi a seconda della situazione in cui lo fanno (A di paura, di piacere, di sorpresa…).
Sempre nel primo giorno, i partecipanti sono stati poi divisi in tre gruppi con il compito di pensare o inventare una storia sull’ambiente (vera o inventata). Un esercizio utile a capire come si costruisce una storia, come la si mette in scena e a percepire diversi punti di vista.

 

I giochi sono continuati anche nel secondo e terzo giorno, ma con un’enfasi maggiore sulla stimolazione sensoriale. Un attore deve avere udito, linguaggi e vista sempre pronti. Sono stati giochi più tecnici: si doveva, ad esempio, parlare a voce alta, ma senza gridare; esercitare la memoria, importante per non dimenticare le battute e lo svolgimento della storia. Insieme agli educatori di Xindiro, sono state poi improvvisate brevi scene e storie a tema ambiente.

 

Il quarto giorno il focus si è concentrato sull’apprendimento delle tecniche teatrali vere e proprie. All’aperto, i partecipanti hanno montato il palco, allestito lo sfondo e ognuno ha avuto la sua parte, le sue battute, i vestiti e gli accessori di scena. Come in un vero teatro, i novelli attori sono rimasti dietro al palco in attesa di iniziare lo spettacolo.

 

Nonostante qualche battuta dimenticata, era palpabile l’intensità del lavoro svolto e il coinvolgimento di ogni persona: ecco il teatro prendere forma! Siccome il Teatro dell’Oppresso prevede la partecipazione degli spettatori, hanno fatto le prove anche i facilitatori, persone carismatiche che fanno da collegamento tra gli attori e il pubblico usando dei giochi che incentivano la partecipazione.
La giornata di prove, è passata dal panico per gli errori e le battute dimenticate alla soddisfazione per il lavoro svolto.

 

Un momento del conflitto in scena

Un momento dello spettacolo.

gli attori

I piccoli attori.

 

Alla fine, è arrivato il grande giorno: il giorno dello spettacolo, fissato per le due del pomeriggio, con tutta la comunità invitata ad assistere.
Nelle ultime prove della mattina, ci ha colpito moltissimo la dedizione e l’interesse degli attori in erba: volevano portare in scena uno spettacolo perfetto e indimenticabile. Così, ogni volta che qualcuno dimenticava una battuta, o sbagliava qualcosa, gli attori non aspettavano nemmeno il segnale del facilitatore, ma uscivano di scena e ricominciavano da capo. Alla fine delle prove, battute e movimenti di scena erano così perfetti che chi aveva assistito ai tentativi del giorno prima è rimasto a bocca aperta!

 

Nel frattempo, gli spettatori hanno preso posto. Un po’ di panico, qualche pacca sulle spalle prima di entrare in scena e inizia lo spettacolo: un successo! Non solo per la qualità del lavoro degli attori, ma anche per come gli spettatori, grazie ai facilitatori, sono intervenuti in scena, proponendo soluzioni per convincere il “disboscatore”, in questo caso l’oppressore, che tagliare gli alberi è dannoso per l’ambiente. Ad esempio, c’è chi ha proposto al disboscatore opportunità di reddito alternative (offrirsi come manodopera per i produttori agricoli o produrre colture di rendimento da vender al mercato di Bobole); chi è entrato in scena coinvolgendo i leader comunitariper sensibilizzare le persone su questo tema; chi invece ha messo l’accento sulle leggi esistenti nel Paese che stabiliscono che il disboscamento è un’attività illegale con conseguenze penali.

Dato il successo dello spettacolo e l’interesse per i temi trattati, il gruppo di attori del Teatro dell’Oppresso è già stato invitato a realizzare altre tre rappresentazioni in comunità limitrofe, e molte altre sono in programma.

 

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