Vibram è un’azienda italiana con una lunga storia alle spalle e la sua origine è davvero affascinante.

Il suo fondatore, Vitale Bramani, era una guida alpina e ovviamente un appassionato di montagna. Nel 1936 rimase molto colpito da una tragedia che costò la vita a sei alpinisti. Erano gli anni 30 del secolo scorso e ci si arrampicava su per i monti con scarpe e, soprattutto, suole non adeguate.

Vitale conosceva bene i rischi della montagna e studiò una suola speciale che garantisse la sicurezza a ogni passo. Realizzò la prima suola in gomma vulcanizzata con il disegno a carrarmato a marchio Vibram che oggi tutti conosciamo.

Vitale decise di testare la sua scarpa di persona, scalando nel 1937 – insieme all’amico Ettore Castiglioni – la parete nord-ovest del Pizzo Badile. Tutto ebbe inizio lì e oggi l’azienda ha un fatturato annuo di circa 200 milioni di euro e conta oltre 800 collaboratori nel mondo.

Qualche giorno fa abbiamo incontrato Marco Guazzoni, direttore per lo sviluppo strategico di Vibram, per chiedergli cosa rappresenta la sostenibilità nelle strategie di business di un’azienda come Vibram.

La sostenibilità è un elemento importante per Vibram da sempre, ma negli ultimi anni sta diventando un elemento sempre più differenziante. Il mercato e il consumatore chiedono sostenibilità. Rappresenta inoltre un elemento chiave per le aziende che vogliono avere un futuro e prosperare in un mondo migliore. La logica è molto semplice in fondo: prendiamo delle risorse dal pianeta e le dobbiamo restituire come “give back”, spiega Marco.

“Fare sostenibilità”, continua Marco, “Significa creare un business che, invece di depredare e deturpare il territorio e le persone, lo rispetta, restituendo alla collettività quanto ricevuto. Le forme attraverso le quali concretizziamo questa logica sono molteplici: dalla creazione di progetti a lungo termine per la tutela ambientale a semplici interventi in ambito sociale.”

Marco ricorda che Vibram ha intrapreso la strada della sostenibilità quando ancora questo approccio non era un “obbligo”.

“Nel 1994 con il progetto Ecostep abbiamo iniziato a produrre suole in gomma vulcanizzata con scarti di produzione, in ottica di economia circolare. Si tratta di una mescola assolutamente pionieristica che riduce l’utilizzo di materiali vergini e fa diminuire la produzione di rifiuti fino al 50%. All’epoca c’era poca attenzione verso la tutela dell’ambiente ma noi abbiamo intrapreso la strada della sostenibilità partendo proprio dal rispetto dell’ambiente.”

Un anno e mezzo fa abbiamo iniziato un vero e proprio percorso di sostenibilità che porterà un miglioramento continuo. Non solo per la parte che riguarda la tutela dell’ambiente (planet), ma anche per la società in generale (people) e per la prosperità economica (profit). Ancora, da quest’anno la nostra produzione è fatta con energia ricavata da fonti rinnovabili. Nel nostro principale stabilimento, quello di Albizzate, abbiamo ridotto le emissioni di 3000 tonnellate.”

Marco ci tiene ad evidenziare le molte iniziative nel sociale.

“In primo luogo vi è una forte attenzione nel rispetto del lavoro, attraverso politiche di work-life balance per i nostri dipendenti. Abbiamo creato un codice etico per quella parte di produzione affidata a terzisti. Nel giro di pochi anni l’intera supply chain sarà monitorata e controllata per poi andare a toccare tutto il processo di produzione, compresi i trasporti. Collaboriamo con diverse realtà. Abbiamo realizzato una formazione interna negli uffici di via Voghera a Milano con i ragazzi della Fondazione Near, giovani malati di patologie croniche che attraverso visite in aziende, incontri con imprenditori e percorsi creativi sono portati a rendere ‘speciale’ tutto il tempo che non sono costretti a dedicare alla terapia o al recupero. Collaboriamo inoltre con la Casa dell’Accoglienza per persone bisognose Enzo Jannacci. Oltre alla distribuzione di scarpe, organizziamo laboratori dove le persone possono imparare a realizzare calzature, mettendo a disposizione tutti i materiali necessari.”

Marco Guazzoni è una persona entusiasta e conclude la nostra chiacchierata svelandoci un suo personale desiderio.

“Vorrei organizzare delle giornate “sostenibili”, nelle quali tutti i dipendenti lavorano per pulire sentieri e vie di montagna nella zona di Varese. Credo possa anche essere un’ottima iniziativa di team building e di miglioramento delle relazioni tra colleghi che insieme contribuiscono ad un mondo migliore.”

È bello vedere realtà nelle quali la sostenibilità diventa un tratto caratterizzante dell’azienda e rappresenta l’elemento di partenza per lo sviluppo del business.

Anche noi di Helpcode abbiamo un sogno. Vorremmo che nel paese dove ci sono le più alte vette del mondo, il Nepal, tutte le bambine e i bambini potessero andare a scuola in sicurezza. Vorremmo che non dovessero percorrere, attrezzati in modo non adeguato, i lunghi sentieri che separano le loro abitazioni dalle poche scuole presenti.

Noi siamo in Nepal dal 2003 e insieme a tante persone e realtà locali abbiamo contribuito a fare molto. Ora abbiamo bisogno anche del tuo aiuto. Insieme possiamo realizzare questo sogno: dare a tutti i bambini la possibilità di andare a scuola. Qualcosa che sembra scontato, ma in Nepal ancora oggi non lo è.

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