Ieri eravamo nel campo di detenzione migranti di Tariq Al Seka a Tripoli in Libia per la distribuzione di kit igienici alle donne, comprendere i bisogni delle persone detenute all’interno del centro e per un’iniziativa piuttosto inusuale.

Insieme all’amministrazione del centro, abbiamo organizzato una simbolica partita di calcio tra detenuti. Un’iniziativa che rientra in attività di svago e aggregazione previste nei centri controllati e gestiti dal governo di unità nazionale. Helpcode è presente in 3 di questi centri di detenzione migranti dell’area di Tripoli.

 

 

Anche oggi ne abbiamo approfittato per incontrare alcune delle persone intrappolate in questi centri. Vogliamo conoscere le loro storie, comprendere i loro bisogni, capire come sono finite in questi luoghi e quali prospettive hanno nel loro futuro.

Tra loro ci ha colpito molto Ahmad, un ragazzo somalo, che ogni volta che segna un goal durante la partita corre davanti a noi, sorride – un sorriso timido con occhi tristi – e fa il saluto militare dicendo: Somalia present!

Mentre i ragazzi giocano la loro partita mi fermo a parlare con Helena e Miha, due ragazze etiopi salvate in mare aperto solo il giorno prima. Helena è incinta di otto mesi e mezzo, cerca il marito, ancora non l’ha trovato – erano insieme sul barcone.

 

 

Fatima invece è etiope, si trova nel centro da poco più di 10 mesi. Anche lei perse le tracce di suo marito, ma qualche giorno fa è stato rintracciato nel centro di Zawia e a breve lo trasferiranno a Trik al Sika per farli incontrare.

Il centro è diviso in due aree, uomini da una parte e donne dall’altra. I bambini sono gli unici che possono passare da una parte all’altra del centro. Alcuni di loro sono soli, i genitori se li è presi il mare mentre cercavano di attraversare il mediterraneo. Sembra impossibile ma questi bambini hanno ancora la forza per sorridere e giocare con noi.

I soccorsi in mare sono continui, e i centri gestiti dall’autorità libica sono al collasso.

Trik al Sika ospita ora oltre 1400 persone, ma ha una capacità di 600. L’ala maschile è la più atroce. A causa del sovraffollamento i ragazzi sono costretti a stare in piedi, non hanno nemmeno lo spazio per sedersi. La notte molti di loro dormono nel piazzale perché all’interno non c’è spazio, ci sono 45 gradi e l’aria è irrespirabile.

La domanda che ci fanno più spesso è una: quando torniamo a casa?

La partita continua e per la cronaca il risultato finale è stato di 3 a 2 per gli arancioni. Tra tutti spicca un ragazzo nigeriano, Abdurahim, gioca a calcio come un vero professionista, ha del talento.

Helpcode è in Libia dal gennaio 2018 per migliorare le precarie condizioni delle persone detenute in tre centri detenzione migranti nell’area di Tripoli attraverso la distribuzione di beni di prima necessità quali abbigliamento, kit di emergenza, lenzuola e coperte pretrattate con repellenti per acari e insetti. Speciale attenzione è dedicata alle categorie più vulnerabili quali donne e bambini attraverso la distribuzione di kit speciali (dignity kit – assorbenti, pannolini e prodotti di igiene personale). Grazie al coinvolgimento di personale locale Helpcode sta provvedendo ad identificare i punti di criticità e i bisogni urgenti delle strutture che portano l’acqua nei tre centri per effettuare gli interventi necessari per garantire l’approvvigionamento di acqua potabile.

Scopri di più sui nostri progetti in Libia.

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