Il 21 aprile si celebra in tutto il mondo la Giornata Internazionale della Creatività e dell’Innovazione, istituita nel 2001 dall’Organizzazione delle Nazioni Unite. L’obiettivo di questa ricorrenza è chiaro: incoraggiare le persone a creare innovazioni che rendano il mondo un posto migliore in cui vivere.

Dal 2001 a oggi lo sviluppo tecnologico ha fatto progressi enormi ad un ritmo rapidissimo e la tecnologia è ora presente in quasi tutti gli ambiti della nostra vita. Inevitabilmente, questa rivoluzione non poteva non toccare anche il nostro lavoro, la cooperazione internazionale e l’aiuto umanitario. Lavorare in questi settori significa intervenire rapidamente in contesti complessi, caratterizzati da gravi crisi umanitarie, garantendo allo stesso tempo l’arrivo a destinazione degli aiuti e la sicurezza degli operatori. Le nuove possibilità offerte dallo sviluppo tecnologico rendono tutto ciò possibile.

Il protrarsi di instabilità, crisi politiche e violenze (Libia, RD Congo, Iraq, Sahel, Siria, Myanmar, Yemen per citarne alcuni) richiedono un cambio di approccio per la cooperazione internazionale e interventi tradizionali di sviluppo di lungo periodo lasciano sempre più spesso spazio all’esigenza di salvare vite umane. Gli interventi si fanno quindi più rapidi e più efficienti, la tempistica diventa un fattore determinante. Tra gli addetti ai lavori si sente spesso ripetere:”Because winter is coming”, a sottolineare la necessità di intervenire prima che l’aggravarsi dei contesti coinvolti renda impossibile qualsiasi tipo di intervento.

 

 

Sono ormai molti gli strumenti tecnologici a nostra disposizione. Non si tratta di sostituire l’uomo, ma al contrario supportarlo in quei contesti dove l’essere umano, da solo, non potrebbe operare. Si passa dal sempre maggiore utilizzo di droni e satelliti per ottenere precise mappature, rilievi fotografici per supportare il lavoro di monitoraggio a distanza in contesti con elevati rischi di accesso l’uomo. Applicazioni per smartphone permettono di monitorare da remoto la distribuzione di beni di prima necessità per garantire l’avvenuta consegna. Un sempre maggiore utilizzo dei social media velocizza lo scambio di informazioni e migliora l’efficacia della logistica e delle operazioni di aiuto. Sistemi di tracciabilità dei movimenti delle persone possono inoltre aiutare in caso di rischio rapimenti o disastri naturali.

 

 

Uno strumento che sta prendendo sempre più spazio nel nostro lavoro è l’utilizzo della tecnologia Blockchain per agevolare i pagamenti in remoto e il trasferimento di contanti per sopperire alle difficoltà date dal collasso del sistema bancario e il relativo incremento del mercato nero, in contesti di forte instabilità politica.

La Blockchain viene spesso confusa con i Bitcoin, ossia una delle tante cripto valute che utilizzano appunto la tecnologia Blockchain. In realtà si tratta di un nuovo e innovativo strumento per la gestione delle informazioni che garantisce la reale immutabilità dei dati e certifica la storia completa di tutti i dati e di tutte le operazioni collegate a ciascuna transazione. Aspetti tecnici importanti per la tracciabilità di transazioni e scambi di informazioni e dati anche in settori completamente diversi e lontani dalla finanza e dal mondo dei pagamenti. Le informazioni gestite dalla Blockchain sono distribuite e crittografate e quindi non possono essere manomesse o hackerate.

 

 

Grazie a importanti collaborazioni con l’Agenzia Spaziale Europea stiamo valutando la possibilità di effettuare collegamenti tra operatori dislocati in contesti di crisi e equipe mediche, con l’obiettivo di effettuare delicati interventi operatori da remoto grazie alla telemedicina.

Helpcode è una tra le prime ONG al mondo a utilizzare queste tecnologie innovative per affrontare con efficienza e sicurezza le sfide che determinati contesti, come quello libico, richiedono nell’intervento umanitario. Tecnologie che permettono di rispondere inoltre a nuovi bisogni primari come la necessità di essere sempre connessi per migliorare la trasparenza e la tracciabilità delle operazioni a distanza.

Siamo consapevoli che l’utilizzo di questi strumenti possa avere un impatto sulla privacy delle persone e per questo cerchiamo di limitare al minimo questo rischio. Ad esempio, le immagini satellitari hanno una risoluzione che non permette di identificare i volti delle persone. Crediamo sia fondamentale rispettare uno dei principi chiave della cooperazione in ambito di emergenza umanitaria: “do not harm”, ovvero non nuocere alla popolazione beneficiaria.

Come per qualsiasi tipo di strumento, la tecnologia non è di per sé ”buona” o “cattiva”, ma buono o cattivo è l’uso che se ne fa. Utilizzando questi strumenti in modo consapevole e in supporto al lavoro umano si possono ottenere risultati notevoli, che possono portare cambiamenti importanti nel settore umanitario.

Emerge quindi, oltre alla necessità di stare al passo coi tempi, l’esigenza di coinvolgere operatori che conoscano e facciano un buon uso dei nuovi strumenti tecnologici. Serve quindi formare gli operatori e le operatrici umanitarie in modo diverso e in linea con l’avanzamento tecnologico. In futuro, figure professionali come l’esperto informatico e il programmatore troveranno sempre maggiore spazio nel mondo della cooperazione internazionale.

Siamo sulla strada giusta, l’essere umano deve poter sfruttare la tecnologia per migliorare la propria vita nel rispetto dell’ambiente. Creatività e innovazione sono la base per creare strumenti che possano agevolare il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile, ossia l’unica possibilità che abbiamo di salvare questo pianeta e i suoi abitanti.

 

Main Image credit: Flickr/Creative Commons/tec_estromberg

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