Cito e Atosha sono fratello e sorella. Lui, il più piccolo, ha quattro anni mentre Atosha di anni ne ha sette. Lo scorso anno il padre, affetto da importanti problemi economici e alla ricerca di un lavoro, ci ha chiesto di occuparci di Cito e Atosha per qualche tempo. Come spesso accade, abbiamo fatto un po’ di spazio nella nostra ‘famiglia’ e siamo riusciti ad accogliere i due piccoli. Dal padre abbiamo ricevuto qualche contatto telefonico ma dopo qualche mese è letteralmente sparito e di lui non abbiamo più notizie.

Verso la fine di dicembre una donna, in là con l’età ma in ottima salute e carica di energia viene a farci visita al centro. Si chiama Abeba, vive anche lei a Bukavu e ci racconta che la sua vicina di casa ha da poco preso in affidamento un bambino di Ek’abana e che anche lei vorrebbe accogliere un bimbo nella sua casa.

Ci confida che il suo ultimo figlio ha da poco raggiunto la maggiore età e lei è rimasta sola in casa con il marito. La casa, senza bimbi che giocano e scorrazzano le sembra vuota e le sue giornate sembrano interminabili. È convinta che un bambino potrebbe riempire le sue giornate.

Mentre chiacchieriamo, Cito passa nella stanza, diretto verso le aule della scuola materna. Si sofferma un istante e tra lui e la signora sembra scattare una scintilla. Sono convinta che le cose non accadono mai per caso, sembrano destinati l’uno per l’altra.

Le parliamo di come Cito sia entrato a far parte della grande famiglia di Ek’abana e che al centro, insieme a lui c’è pure la sorella, che nel frattempo ha raggiunto Cito nell’ufficio, incuriosita nel vedere il fratello coinvolto in quella strana conversazione.

Abeba comprende subito il forte legame che unisce i due fratelli e le chiediamo, forse in modo un po’ provocatorio: “Perché non li prende entrambi?”. Sorpresa, non risponde negativamente, ma con molta serenità e semplicità dice che ne parlerà con il marito.

Lascia il centro, accarezzando amorevolmente Cito e Atosha. Dopo tre giorni la vediamo tornare al centro con un gran sorriso sul volto. Il marito, ancora prima che lei potesse finire di raccontare del suo incontro con i due bimbi le dice di tornare ad Ek’abana e prenderli entrambi!

E così il 26 dicembre Cito e Atosha sono andati a stare definitivamente dai loro “nonni” adottivi.

I nostri animatori, come sempre accade in questi casi, fanno visite regolari per vedere come vanno le cose. Cito e Atosha sono felici e sereni, raccontano che non hanno la mamma ma hanno trovato la “tatè” (nonna/o) che dà loro quell’affetto e tenerezza di cui ogni bambino ha diritto!

E noi, per ogni diritto conquistato non possiamo far altro che gioire e ringraziare chi ci ha permesso di poterli accogliere ed accompagnare in questo percorso.

Tra le varie attività del centro, ad Ek’abana abbiamo creato un movimento per il sostegno a bambini vulnerabili (SEDI Secours à l’Enfant en situation DIfficile) con la finalità di trovare famiglie di buona volontà che possano accogliere bambine e bambini che non riescono a reinserirsi nella loro famiglia biologica.

Scopri di più sulle attività del centro Ek’abana!

 

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