Manu è un bambino straordinario, simpatico e vivace. Ha cinque anni Manu, ma se lo vedi ne dimostra due, a causa dei danni della malnutrizione.

Quando parla di sé, Manu si definisce un bambino “gettato”. La madre è una giovanissima donna che per vivere è costretta a prostituirsi, mentre il padre non ha mai voluto riconoscerlo come figlio. Il piccolo Manu fu abbandonato in tenerissima età e affidato a una vicina di casa che però non si prende cura di lui.

Manu passava le giornate per strada e talvolta la pioggia lo trascinava via con il fango. Nella sua nuova famiglia, non viene considerato come gli altri figli, ma messo da parte, e mangia anche da parte, in un angolo. Questa condizione lo condusse ben presto in uno stato di salute precaria e sottopeso.

 

 

Una zia di Manu viene a conoscenza dei fatti e decide di portarlo in ospedale, dove il piccolo resterà quasi un anno. Finito il trattamento per la malnutrizione, nemmeno la zia può occuparsi di lui e quindi si ritrova a vivere tra una corsia e l’altra dell’ospedale. I medici non se la sentono di rimetterlo in strada.

Il suo carattere allegro e la sua tenerezza conquistano il cuore di chiunque lo incontri, tuttavia nessuno si occupa di lui a tempo pieno. È tempo che vada altrove. E questo altrove si chiama Ek’abana.

Appena arrivato al centro sboccia l’amore e Manu diventa la mascotte del foyer Ek’abana. Manu ricerca in particolare la figura maschile: un papà tutto per lui. Così lo si vede spesso giocare con il giardiniere, il guardiano e con Benja, il volontario della nostra biblioteca, che diventa per lui una sorta di fratello maggiore.

Quando alla sera Benja lascia il centro per tornare, grossi lacrimoni rigano il viso di Manu, è inconsolabile.

Un giorno Natalina, piacevolmente sorpresa del legame che si è creato tra Manu e Benja, chiede a quest’ultimo: “perché non lo prendi con te?”. Per Benja, la voglia di occuparsi a tempo pieno del piccolo è fortissima, vorrebbe prenderlo con sé, ma ha solo 24 anni, non è sposato e vive ancora in casa con i suoi genitori. Inoltre, è disoccupato e in casa ci sono già cinque bambini, orfani del fratello deceduto inaspettatamente due anni prima. La madre lavora come insegnante e il padre è un piccolo commerciante, una famiglia volenterosa ma i mezzi a disposizione sono pochi.

Manu cerca in continuazione il suo “kaka Benja” (fratello Benja), il quale si confida con me, dicendomi che la voglia di occuparsi di Manu è grande, tanto quanto l’incertezza del poterlo fare. Un giorno prende coraggio e decide di proporre la cosa alla sua famiglia. Per farlo, decide di portare con se anche Manu. È amore a prima vista e anche lì Manu conquista il cuore di tutti.

Parliamo con la madre di Benja, lei ha paura di non avere i mezzi per far studiare Manu. La rassicuriamo, dicendo che sarà il centro Ek’abana a sostenere i costi della scuola e le eventuali cure mediche.

Ecco la svolta nella vita di Manu! Il “bambino gettato” ora è stato accolto da una famiglia che, nonostante non sia benestante, ha saputo fargli spazio e dargli un posto tutto suo.

Il giorno che Manu ha lasciato Ek’abana era radioso, nascondeva il suo viso tra le braccia di Benja e giocava con la gonna della sua nuova mamma. Ci ha salutato con la sua manina delicata e un sorriso disarmante. Un sorriso che noi operatori di Ek’abana non dimenticheremo facilmente. È stato difficile veder partire il nostro amato Manu, ma siamo certi che ora riceverà l’amore e la protezione di cui ha bisogno.  Amore e protezione di cui ogni bambino ha diritto. Un diritto inalienabile.

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